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L’ABBOZZO ARETINO
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Quarantotto ore dopo l’esaltante blitz aretino l’atmosfera è, eufemisticamente parlando, su di giri e molto calda. Questo dato di fatto è amplificato di certo dalla comune convinzione che la capocciata vincente di Gennaro, il Fragiello di Dio sia solo un meraviglioso abbozzo di quel che, senza fretta e senza troppe pressioni, il gruppo di mister Provenza saprà materializzare più in avanti nel corso della stagione.
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I motivi per sostenere questa delirante tesi - delirante se si pensa al recentissimo passato – ci sono, eccome se ci sono.
Espugnare uno di quei campi dove, solo l’anno scorso, ci giocavano e ci sbattevano contro – con esiti negativi - squadre del calibro di Napoli e Milan (sconfitta rossonera in C.Italia) dà un pizzico d’orgoglio e di sana autostima che non guasta mai. Oggi l’Arezzo milita in C1 con obiettivi di immediato ritorno in cadetteria, obiettivi suffragati da una rosa di primissimo livello tecnico composta da molti che l’anno scorso retrocessero tra le mille polemiche - nate dalla penalizzazione e dalla vittoria dello Spezia all’ultima giornata sul campo della Juventus – i cui strascichi sono evidenti tutt’ora.
Ma questo conta, fino ad un certo punto. In terra toscana la squadra ha colto tre punti pesanti come un film muto degli anni venti. Prestazione senza fronzoli, contornata da un atteggiamento tattico diligente mutatosi camaleonticamente negli ultimi venti minuti. Provenza infatti, che è un dottore non a caso, ha analizzato con aplomb non troppo anglosassone il tutto rivoltando la partita come un guanto. Il Sorrento riflessivo e calcolatore della precedente ora di gioco è diventato, con le mosse del coach salernitano, una squadra vogliosa e decisa di fare il colpaccio. Colpaccio cercato e trovato con voglia d’osare, con abnegazione, con faccia di corna e un pizzico di spavalderia alla faccia di chi, senza dubbio, aveva pronosticato il segno uno al nono risultato della schedina di domenica.
Ma ora rimanere coi piedi cementati al suolo è un obbligo costituzionale.
L’abbozzo aretino, di sommo valore calcio-artistico (l’arte c’entra…sbancata la città del Petrarca, Petrarca che - all’inizio del 1300 – si stabilì in Provenza col padre…), non deve esaltare troppo. I voli pindarici non interessano. Voli pindarici che mai hanno avuto diritto di cittadinanza con questa società da tre anni ad oggi, neppure quando ci sarebbero state le condizioni per farli.
Domenica arriva il Potenza, reduce dal roboante poker rifilato ai ragazzini del Pescara. Team collaudatissimo: pochissimi gli arrivi in estate, confermato in toto (eccetto Cagnale e Colletto) il blocco che rifilò, due mesi e mezzo fa, la più lacerante sconfitta al popolo sannita dopo la beffa di Crotone. Blocco marmoreo rinforzato recentemente dall’arrivo di Raffaele Ametrano, che dai si dice era tempo fa un target di mercato segnato sul taccuino di Amodio.
Non ci sarà Rastelli, fermi ancora ai box Ripa e Nicodemo. Non sarà una passeggiata, anzi.
Il classico calma e sangue freddo è di ordinanza. Al bando le coincidenze con l’anno scorso che i dei del pallone ci stanno regalando step by step (vedi Sorrento-Reggina 0-1, Juve Stabia-Sorrento 1-1, prima trasferta vinta per 0-1 con un gol alla fine…non, non dobbiamo pensarci).
Certi che la prassi del gesso, anche in questo caso, sia religiosamente rispettata.
SALVATORE DARE
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