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lunedì 06 febbraio 2012
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ALL’ULTIMA CURVA
La strada è, verrebbe da dire finalmente e definitivamente, in discesa verso l’oasi. Una discesa ripida, attesa e quanto mai conclusiva di un percorso tortuoso, avaro di complimenti e sempre pronto a creare apprensioni, problemi, discussioni. Siamo agli ultimi metri, all’ultima curva. Fattori, questi, necessari per far saltare il banco. Proprio come è prassi consolidata in altre piazze dove si cerca, in stati di estrema unzione, di acciuffare per i capelli qualcuno che è foreste, ma non troppo, per risollevarsi. Ci mancano solo gli appelli tv ma, a quanto pare, anche questa tematica è stata proposta agli attenti telespettatori. Il seguito ovvio delle torte di facciata, delle dichiarazioni nei parcheggi e dei superpremi che, altri, non possono neppure sognare. Beh, meglio pensare ad altro.

Il derby è passato, con tutte le scorie che non sono state ancora del tutto smaltite. Soprattutto in ambienti lontani da Via Califano. Le tre noccioline sono dure da mandar giù. Ma chi se ne frega, l’importante è che l’asfaltatrice rossonera abbia, senza pietà, espletato le sue costituzionali funzioni. Un 3-1 secco, che lascia adito a ben poche repliche con un primo tempo spettacoloso. Ah, meglio delucidare la situazione. Molti sapientoni, che di certo di calcio ne sapranno più di Bearzot e Capello, hanno discusso sul confronto con lo Stabia affermando che “il Sorrento ha fatto la partita che doveva fare la squadra di Capuano che, viceversa, si è messa a comandare il gioco come avrebbe dovuto fare la squadra di casa”. Beh, cari amici. La classifica, voi che ne capite, che diceva? Chi era obbligato a fare i tre punti per non affogare era quel manipolo di uomini che, al ritorno dalla Costiera, è stata accolto a braccia aperte presso un noto albergo. Quindi…shut up! Nota a margine: il rigore, su Caputo, c’era. Rosso annesso a Brunner. In quel momento, il coach aveva già effettuato i tre cambi in meno di una soffiata di naso. E qualcuno dei dieci rimasti sul terreno di gioco, doveva andare tra i pali. Un po’ di raziocinio, in quella situazione, sarebbe servito come il pane.

A quota 39, con cinque gare da disputare e con sei lunghezze dalle sabbie mobili da gestire, il grosso sembra fatto. Ma mai abbassare la guardia. Il Martina, fanalino di coda, non è una bella gatta da pelare. All’Arechi, con la Salernitana, la squadra della vecchia volpe Florimbj, ha disputato un’ottima prova sfiorando anche il…pezzo. In più ci mancherà Ripa ma con quel Fragiello che si è visto negli ultimi tempi guai a strapparsi i capelli. Anche perché i nostri centravanti li rasano a zero. Fiducia alla torre di Secondigliano, perché se la merita. Con sudore, sacrificio e tanta, tanta, tanta umiltà il buon Fragiello, a discapito di qualche criticone che, come giusto che sia, lo pungola (ma non esageriamo, è sempre un giovanotto di vent’anni e passa), si è guadagnato non solo le simpatie dell’universo rossonero, ma anche la stima tecnica (e non solo) di Morgia che di C ne ha masticata abbastanza.

La “mission”, in Valle d’Itria, è quella di chiudere i giochi, facendo risultato. Un auspicio sentito ma soprattutto non impossibile. Guai a prendere sottogamba l’impegno, sennò le figuracce potrebbero, senza tregua, concretizzarsi. E guai a cominciare a parlare di playoff od altro. Salviamoci. Solo questo. Raggiunta la quota 42 potremmo iniziare a cullare qualche desiderio. E, finalmente, giungerà il tempo delle scelte. Per tutti e senza sentimentalismi.

N.B: tempo fa si parlava di “Aggiungi un posto in mediana”. Beh, il ragazzo di Campagna, alias Stefano Maiorano, oramai l’abbiamo perso. Il gotha è lì, che lo attende con le porte spalancate dinanzi. Il calcio, a volte, è una scienza esatta. Questa frase si è sentita già…

SALVATORE DARE

 

 
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GIORNATA
10° giornata 30 ottobre
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