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capire tu non puoi...chiamrle non puoi..emozioni

Capire tu non puoi...tu chiamale se vuoi...emozioni

a cura di Salvatore Dare.

Ognuno, quando vive in prima linea un evento, di qualsiasi genere, non può apparire glaciale e freddo. Nella vita non si vive di solo pane quotidiano. Anzi. Se così fosse, gli avvenimenti che ci stanno a cuore cesserebbero di esser tali. Quando si ammira un figlio nascere o compiere i primi passi oppure quando si assiste ad una gara di calcio cruciale ai fini di un’intera stagione, lo stato emotivo non può enunciare un grafico piatto. Le emozioni sono una caratteristica propria, residente esclusivamente negli esseri umani, che implica una conseguente reazione cognitiva ma anche fisica, di solito improvvisa, alla concretizzazione di un fatto o uno stimolo. “Emozioni” è, ovviamente, il titolo del più grande capolavoro artistico-musicale del più grande cantautore italiano: Lucio Battisti. Lungi da noi sostenere che Battisti, nello stilare la sua canzone più famosa, avesse in mente di riferirsi ad una mera partita di pallone. Il calcio è amato da tanti, ma coloro che non lo seguono lo schifano a priori e ti bollano con le squallide espressioni del tipo “Ma che gusto ci trovi ad andare a vedere ventidue persone che rincorrono un pallone?”, “Cosa ti dà il calcio?”. No, lasciamo perdere. I non calciofili, per nostra e loro fortuna, non lo possono capire.

 

Parlando di stati emotivi ed emozioni, non ci si può non riferire alla sorpresa, all’imprevedibilità e alla gioia per un risultato, quello del “Renato Curi” di Perugia, che onestamente, in pochissimi avevano messo in preventivo. Anche il dono inaspettato è sintomo di ormoni in circolo, inteso quindi come una suggestione che è causata da una circostanza contraria all’aspettativa di chi lo prova e lo sperimenta.

Massimo Morgia, un tipo che quando ha da dire qualcosa lo fa senza peli sulla lingua – vedi ad esempio le parole al cianuro pronunciate nell’intervallo di Sorrento-Vibonese di Coppa Italia e ripetute nel post-partita – si è ritrovato privo di sei elementi base dello scacchiere su cui, da qualche mese, sta lavorando di giorno e notte. L’avversario, il quotato – sulla carta – Perugia di Antonello Cuccureddu (uno che, tra le righe ma non troppo, nel match d’andata infangò la sua immagine con comportamenti da vero dilettante), veniva da tre feconde e fertili – fertili di brutte nuove visto il licenziamento di lunedì sera – sconfitte consecutive interne. Chi avrebbe firmato per un brutto pari in Umbria? Beh, in molti l’avrebbero fatto.

L’aspetto, però, più rilevante è lo spirito battagliero della truppa visto contro il Grifo dei baci. Il Morgia pensiero è il pesante “Ho visto un manipolo di uomini che per tutta la contesa si è aiutato a vicenda lottando fino allo spasmo”. Come dargli torto? Le sue acide considerazioni sono servite a quanto pare, con la speranza comune che il Sorrento, inteso come gruppo, prosegui nel corso della stagione con questa testa. Dal mercato iniziano ad arrivare liete novelle. Dopo la magrissima figura che ha fatto Mounard, è arrivato D’Isanto dalla Salernitana che, ad occhio e croce, ha grandi motivazioni e tecnicamente può dare una bella mano al baffo d’oro rossonero. Taormina e Casals sono due ragazzini con la fame giusta, la fame di chi sul campo deve costruirsi il proprio futuro. Altri rinforzi potrebbero e dovrebbero esserci: un bel centrocampista di passo e capace di rendere la manovra fluida sarebbe cosa buona e giusta. Una punta centrale pure.

In ogni caso, la vicenda “Curi” non deve dare alle chiocche né costruire facili e dilettantistiche illusioni. Ci si deve salvare, giungendo a quota 43 il prima possibile. La vittoria contro il Perugia non è la soluzione alla cura del malato, che è in netto miglioramento ma è ancora convalescente. Anche se, obiettivamente, i tre punti colti in terra umbra, sono quelli più romantici e insigniti di alto valore, per il teatro in cui si sono raccolti, dell’intera era Castellano-Giglio e forse di più, andando a ritroso nel tempo.

Parlavamo di emotività, gioia e sorpresa. Diciamo che il salud dalla panca del Perugia di Cuccureddu, dopo le uscite bizzarre e fuori luogo del match d’andata e del ritorno (“questi si difendevano...questi quigli altri… gli altri siamo noi), non può che non amplificare l’orgoglio rossonero e la felicità per aver contribuito all’allontanamento di un buon tecnico ma di uno spoglio comunicatore le cui esternazioni, in quel di Perugia, hanno contribuito al malcontento espresso dalla gente durante la sfida.

Ora si deve gustare appieno l’impresa del “Curi”, ma senza porsi sul piedistallo. Siamo sempre una matricola neopromossa alle prime armi che deve lottare per la salvezza. Basta, solo questo.

 
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