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Differenze che, alle 15 precise distinta in mano, anche uno scienziato laureatosi ad Harvard non avrebbe colto. Eh si, Provenza – seppur l'organico non sia risicato in numeri come quello della domenica precedente – senza alcun dubbio ripropone l'undici della domenica precedente. In soldoni in avanti a far da parafulmine c'è il solo Rastelli che di centravanti ha solo il numero, il nove. Misteri della fede.
L'avvio è sulla stessa lunghezza d'onda della manovra decisa col Grifo: nei primi otto minuti le prime tre azioni degne di nota sono solo rossonere. Prima Ruotolo, poi Maury e Radi danno qualche apprensione a Visi che resterà del tutto inoperoso per il resto della prima frazione. Da lì in poi il sonno. L'unico sbalzo dell'elettrocardiogramma del match lo si registra al 27' quando, sugli sviluppi di una punizione calciata da Palladini, Ferrara nel tentativo di spazzare va vicino alla frittata colpendo il legno con Brunner battuto. I minuti scorrono via senza che in campo si veda qualcosa di buono da ambo le parti. Fatta fischia l'intervallo e si va negli spogliatoi.
Intervallo vivace per Provenza che finalmente capisce che per essere potenzialmente pericolosi bisogna non osare ma tentare di giocare un calcio propositivo, nulla di trascendentale. La prassi iniziale per un qualunque tecnico alla guida di una rosa di discreto livello con punti quattro reduce nelle ultime tre gare da due sconfitte (una sanguinosa interna) ed un pari. Esce Vanin, che di carioca sembra possedere solo il passaporto ed il carattere restio ad usare la baionetta nei momenti topici delle contese. Di scorribande, dribbling e colpi a sensazione neanche la vaghissima idea. Fantasma sembrerebbe un beffardo complimento. Al suo posto c'è Fragiello, l'ex, che va a fare la prima punta accanto al capitano. Era ora.
La squadra, con la nuova impostazione tattica, sembra reagire in positivo. Gioca meglio e si nota. Al 58' la torre di Secondigliano ha la palla dello 0-1 ma al momento della conclusione viene anticipato da Moi. Il dottore sembra credere nel colpaccio e getta finalmente nella mischia Sibilli. Le impressioni dell'avvio della ripresa non sono però del tutto confermate con lo scivolar via della partita. Riecco la sonnolenza. Ma, come diceva il buon Celentano, "chi dorme non piglia pesci". E di riposino anticipato gli uomini di Ugolotti non ne vogliono sentir parlare anche perchè sugli spalti ci sono almeno tremila che vogliono l'arrembaggio rivelatosi non necessario per trafiggere la porta rossonera. Uhm.
Fatto sta che ad un quarto d'ora dalla fine ci ritroviamo sotto di un gol, definibile gollonzo. Angolo di Morini, Maiorano salta - all'altezza dell'area piccola - per deviare fuori la sfera ma la colpisce imprimendola una traiettoria beffarda che cambia all'improvviso. Brunner, chiamatosi il pallone, non lo vede più. Pezzella perde nella mischia Galeotti che in spaccata di sinistro firma il vantaggio Samb.
Il dio del pallone è giusto. Il team di Provenza, seppur non è mai brillante, non merita l'ennesima batosta. E che ti succede? Ti succede che, quasi a furor di popolo (nel settore ospiti era tutto un ciuciunare della "questione di feeling" che intercorre tra il coach ed il ragazzo di Meta, una "questione di feeling" senza alcun dubbio nociva alla causa) scende in mezzo al campo Giulio Russo. Carico a pallettoni.
Il dio del pallone è giusto. Braca dalle retrovie cerca Giulio che, splendidamente splendido, manda Sibilli a bucare Visi servendolo a tu per tu col portiere rossoblu. Il pallonetto è parte integrante della sceneggiatura. Questioni di feeling che ritornano: quando si decidono le battaglie il tanto bistrattato Giulio è sempre lì in prima fila. Casualità? No grazie.
Il dio del pallone è giusto e finisce uno pari.
Il dio del pallone è giusto e col nostro Sorrento ha un rapporto ben saldo: Provenza lo deve sapere, c'è una questione di feeling…
Il dio del pallone è giusto e guai ad offenderlo. Guai a ledere un giocattolo che, sulla carta, meriterebbe coraggio e un'idea tattica ben diversa dall'umile 4-1-4-1 delle ultime due uscite. No, non è una mera questione di numeri. E'una questione che si pone alla base. Con il freno a mano tirato non si va molto lontano.
P.s: "Questione di feeling" è un memorabile duetto interpretato da Mina e Cocciante datato 1985, l'anno della C1 con i Pollio in società. Proprio in quella stagione la questione di feeling tra Canè (l'allenatore) e Sasà Amato (bandiera del centrocampo rossonero) - che fino all'anno prima era perfetta - giunse all'epilogo dopo una lite post Cavese-Sorrento. Guai ad interpretare il remake. E non ci si riferisce al remake canoro della festa patronale di Cervignano del Friuli presente nel cappello.
Salvatore Dare
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