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Il gol di Di Napoli, alquanto casuale per costruzione dell'opportunità stessa, non induca in tentazione. La vittoria della coo-capolista è immeritata, ingiusta e, dicendolo bonariamente, rubacchiata. Il pari, per assurdo, avrebbe accontentato tutti fino ad un certo punto: il Sorrento, affermazione che fatta a mente fredda provoca ancora qualche subbuglio intestinale, non è andato troppo lontano dal fare il corsaro nella terra cara al coach e ad Errico Braca.
La formazione è la stessa che, sette giorni prima, aveva asfaltato la Sangiovannese: mossa giusta, apprezzabile ed intelligente. Dall'altra parte della barricata il biondino caro a Lucky Luciano non si nasconde troppo e, sotto le sembianze di un 4-4-2, schiera un undici non troppo casalingo. A destra c'è il siracusano Ciarcià che, Re Artù a parte, alla vigilia era additato dai più come il perno e lo spauracchio da temere mentre la retroguardia (per mole impressionante) è fissata col Vinavil a difesa di Tore Pinna. A dirigere la contesa uno che, a detta degli esperti (noi non lo siamo ma eravamo dello stesso parere…e questo dice tutto), sarebbe il futuro della classe arbitrale: Peruzzo di Schio. Al bando i ricordi nivuri dello scorso anno quando ad Andria, sul finire della prima frazione, negò con solenne faccia di secchione un rigore al capitano Rastelli grande quanto la distanza intercorrente tra il pianeta Terra ed un altro pianeta ospitato, dai si dice, da ben definite forme di vita differenti però a quella dell'uomo. De Gregori cantava (in "La leva calcistica della classe '68"), riferendosi ad un rigore calciato con la paura di sbagliare, che "… non è mica da questi particolari che si giudica un calciatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia...". Sebbene ci si riferisce ad un penalty "diverso", (un penalty non assegnato) il discorso non cambia una virgola. Non è da questi episodi che si pesano le capacità di una giacchetta nera. Infatti, ci sono altri parametri…ma…
Neanche il tempo di prender confidenza con l'erba pesante della dimora dove Delio Rossi costruì il suo capolavoro che l'Arechi, gremito da dodicimila spettatori (poco meno di quattrocento i rumorossimi sorrentini al seguito), si erge a Santa Barbara elevando al cielo un urlo pazzesco. E'il 7' quando Ambrogioni rimette con le mani in stile Roberto Carlos al centro. Braca tocca di testa ma serve il destro di Di Napoli che trafigge la porta rossonera. Nota a margine: la battuta del terzino ex Genoa è palesemente irregolare con i piedi aldilà della linea laterale.
Non è da questi episodi che si pesano le capacità di una giacchetta nera. Infatti, ci sono altri parametri…ma…
Non ci si scompone, anzi. Con pazienza e self control si lavora assiduamente ai fianchi della squadra di Agostinelli la quale, ad onor del vero, non è mai pericolosa se non da fermo. Nella seconda parte del primo tempo sale in cattedra il Piccio che prima procura un giallo ad Ambrogioni poi segna in girata di sinistro il pari. Gol annullato per un fantomatico fallo di mani. Giulio gioca tra le linee e Di Deo a volte sembra andare in corto circuito come quando, intorno al trentesimo, il talento metese s'invola tutto solo verso Pinna ma Peruzzo lo ferma poiché fa ribattere la punizione che lo aveva lanciato, punizione battuta 10 cm più avanti. Uhm.
Non è da questi episodi che si pesano le capacità di una giacchetta nera. Infatti, ci sono altri parametri…ma…
Il secondo tempo scorre sugli stessi binari, Salernitana imbarazzante col Sorrento residente nella metà campo avversa alla ricerca del meritatissimo pari. Gli assalti rossoneri, però, sono stoppati da Salva-Tore Pinna (a Grosseto si guadagnò quest'appellativo ed ora capiamo i motivi…). Ottobre, in pochi minuti, dalla media distanza su calcio di punizione lo impegna oltre il lecito per ben due volte ma non è aria. Non è aria, e si vede. Il regista oplontino, mai limpido e luccicante, si fa espellere (doppio giallo) per un intervento obiettivamente onesto ai danni L.Fusco che poco dopo farà la stessa cosa, ma Peruzzo si gira dall'altra parte e passa oltre.
Non è da questi episodi che si pesano le capacità di una giacchetta nera. Infatti, ci sono altri parametri…ma…
Finita? Macchè. L'occasionissima è meritata e come col Perugia si offre a Fragiello il quale, trovato da Pezzella, non coglie tutto solo il tempo giusto per l'impatto di testa vincente sotto la Sud di casa.
Finisce con il Montenegro in bocca ma con almeno tre convinzioni che si materializzeranno nel corso della stagione.
A) Se questa è la squadra che deve stravincere il girone...non esiste il gioco del pallone. Agostinelli non sembra all'altezza, anche caratterialmente. Col Sorrento in dieci in pressione il mister granata veniva beccato dalla centrale dell'Arechi in modo impressionante poichè richiedeva l'ingresso in campo di Masini. Evento puntualmente materializzatosi.
B) Provenza ha trovato la quadratura del cerchio senza il miglior calciatore a sua disposizione, Ripa. Ed è un grandissimo passo in avanti. Questo gruppo andrà lontanissimo.
C) Il tifo sorrentino è stato spettacoloso, se fosse sempre così...forse non recrimineremmo sull'operato delle terne.
Salvatore Dare
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