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IL LEONE E’ FERITO MA NON E’ MORTO
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Poteva andare peggio. E qualcuno, altrove ma non troppo distante, lo sperava. Un auspicio che non è poi stato così poco ventilato, leggendo non solo tra le righe ma…le righe. Editoriali maestosi, interventi - detti dall'inviato - dal luogo del delitto seppur si sia presenti in carne ed ossa nella terra dei vinti. E tanta munnizza. “Più chiaro di così, che volete?” ha sentenziato uno storico cronista ad un rampollo affamato di “sì e no” alla conclusione del meeting coi media di poche ore fa. Ed in effetti, la nitidezza con cui si è discusso è meritevole di penne meno audaci e più prudenti.
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Castellano – uno che scherzosamente è etichettato come “eufemisticamente compatibile con tv e giornali” – e Giglio – uno che è allergico a domande, quesiti e flash – sono stati bravi. Senza eccessi, e con tanto zelo – forse fin troppo – hanno centrato col mirino più volte le prede. Prede intese come problematiche. Ora c’è una visualizzazione perfetta e dettagliata di ciò che attanagliava ed attanaglia, tuttora, le vicende del Sorrento Calcio. “Così non possiamo andare avanti. Siamo stanchi di essere due uomini soli al comando”: il senso di quasi sessanta minuti di discorsi, di illustrazioni e di “richieste” esplicite spacca il dico non dico degli ultimi tempi. E la voglia, di Castellano e Giglio, di voler evitare strumentalizzazioni - che ultimamente ci sono state - è un dolce babà con la crema.
Il discorso è molto semplice ed evitando turpiloqui - prassi in altri circoli - decriptiamo come un decoder le frequenze dei patron. E sbobiniamo. Punto fermo: l’unico momento in cui tutti i soggetti posti dietro la scrivania, hanno manifestato lo stesso pensiero con una gestualità inusuale è stato quello della risposta ad una ricerca di simmetrie dei problemi del Sorrento Calcio di un ventennio fa in C1, a quelli in auge nowadays. “Fermi un attimo – ha detto Scala, dg costiero, incalzato a sparare forte e chiaro il messaggio dai presidenti -. Le differenze sono grandi. Quest’anno, in ogni caso, il Sorrento non retrocede e non fallisce. Tutt’altro. Il Sorrento sarà regolarmente iscritto al prossimo campionato di C1. Un impegno che sarà sottoscritto dai presidenti che terranno fede a questo con propri sforzi. Sforzi propri delle famiglie Castellano e Giglio”. Bum. E via la prima nube. Chi scompare, in una manciata di chilometri, non è di certo il Sorrento Calcio.
“Abbiamo dinanzi due opportunità – ha sentenziato Giglio -. La prima è quella di cedere l’intera squadra di calcio ed il titolo sportivo di C1, a costo zero, a chiunque soggetto che vorrà intraprendere l’avventura in costiera. Un progetto, futuro, che dovrà essere fedele al nostro stile”. “Qualcuno non di Sorrento è già alla porta su questo punto” ha voluto sottolineare, con l’espressione del sornione, Tonino Castellano. Insomma, ci sono le migliori possibilità per dar linfa al calcio a Sorrento perché “la nostra priorità è quella di dare continuità proprio al Sorrento. Vogliamo, e stiamo lavorando molto, affinchè non si deturpino i nostri ingenti sforzi. E non solo economici”.
Ma la vera notizia è un’altra. In tanti, da tv, emittenti e chi più ne ha più ne metta, sentenziavano dall’alto del proprio trono che la certezza era che Castellano e Giglio avrebbero, comunque, annunciato il loro addio. Soft o hard non si tratta di titoli di coda. I timpani funzionano ed il cerume non l’abbiamo. Parola a loro: “L’altra strada è quella di una cordata di sei, sette imprenditori che ci affianchino facendo sì che il nostro lavoro prosiegui. Però, le condizioni le detteremmo noi. Saremmo gli ultimi a mettere denaro fresco, anche perché noi siamo credibili. Sappiate che quest’ipotesi ci farebbe piacere”. Spiacenti, amici vicini e lontani. Non è tutto nero come agognavate.
E per un Giglio patron di altri sodalizi (altro dogma imprescrittibile di molti circuiti), che ci dice presidente? “Stiamo parlando di Sorrento e non di Franco Giglio. Chi può parlare del futuro di Franco Giglio? Solo io, punto. E le voci in giro mi hanno fatto male e le vedo come attacchi alla mia famiglia. Prima di sentenziare sentite il diretto interessato. Sto facendo di tutto per risolvere i problemi del Sorrento Calcio”. Non contento, qualcuno ha incalzato sulla questione. In ricezione, ecco un altro cannolo: “Quando le cose non vanno bene si cerca sempre di intaccare l’anello più debole. E sono stanco di sentire Giglio, Giglio, Giglio. Giglio è il presidente del Sorrento che ha amato il Sorrento e che, anche oggi, dimostra amore e passione per la maglia rossonera con sforzi e con la scelta di non aver portato la squadra al Comune nel mese di novembre”. Alla Lubrano, una domanda sorge spontanea: come è possibile che un soggetto che richiede contributi, cordate ed appoggi economici possa, da solo, rilevare un club sull’orlo della liquidazione, con tanti debiti? A voi, sapientoni, la risposta.
Anello più debole? E perché? Mmm. Fateci riflettere: ecco! E’di facile intuizione perché Giglio si definisca, sulla faccenda montata ad arte da qualche operatore (uhm) che, ora, non ha il coraggio di diffondere il vero verbo floreale (“Andate e diffondete senza strumentalizzare il messaggio” ha chiuso così, Giglio, la conferenza stampa. Sembrava un sacerdote che concludeva la Santa Messa): Sorrento è una piazza poco interessata al calcio rispetto ad altre, con “un campo di calcio non uno stadio” e con “nessuno al fianco”. Ecco perché Giglio si sia etichettato con quella definizione. Con un tam tam artistico, come hanno fatto le vipere, sarebbe stato più facile “rompere” le uova nei panieri altrui. Panieri con le caratteristiche di cui sopra non proprio ferree. Rompere inteso come verbo indicante un’attività volta a distruggere un progetto invidiabile che è agognato in stazioni poco lontane dalla magna penisola.
Adesso attaccatevi al tram, nemici. Attendiamo con ansia lettere maestose (proprio per domenica!) ed altri riferimenti patriarcali. Intanto fiducia. Qualcosa si muove su più fronti. Silenzio, silenzio ed ancora silenzio: questo giochino, posto in essere altrove, è stucchevole. Ma quasi quasi ci verrebbe voglia d'adottarlo. Il leone è ferito, ma non è morto.
p.s: evitiamo di riferirci a tematiche oramai in cancrena, quali il Campo Italia, la politica e la classe imprenditoriale. Non è un aspetto meritevole né di punzecchiature né di battute. Si commenta da solo il crogiuolo di politicanti ed altri personaggi scenografici. Attori non troppo terzi.
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