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IO SO CHE TU SAI CHE IO SO
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Il cinema, molto spesso, racconta storie vere. Di tutti i giorni. Non è un caso che una trama di una pellicola, a volte, ripercorra eventi e situazioni di vita quotidiana che sono dietro l’angolo, per ognuno di noi. Contesti ordinari, materializzabili in ogni momento.
Venticinque anni fa, nel lontano ’82, nella Caput Mundi si girò un’ opera cinematografica che vedeva, non solo seduto dietro la macchina da presa ma anche in azione, il grande Alberto Sordi. Non è un mistero che l’attore romano sia stato, nel corso degli anni, uno di quei pochi grandi uomini dello spettacolo ad essere capaci di immettersi, con le proprie gesta artistiche, nei problemi e nelle beghe di tutti i giorni del Belpaese. |
E di spiegarli. Una delle sue più grandi interpretazioni è, senza alcun dubbio, quella del drammatico – per certi versi – “Io so che tu sai che io so”. La trama è vivace, ma abbastanza chiara per trovare il nesso logico con le vicende di Via Califano. Quindi… I coniugi Bonetti vivono una vita tranquilla e monotona. Lui dedica il suo tempo al lavoro ed alle partite di calcio. Lei ad altro… Incaricato di un'indagine sulla moglie di un ricco finanziere spesso in viaggio, un investigatore privato sbaglia persona e pedina, spia, filma per un mese la consorte proprio di Bonetti che se ne accorge e chiede spiegazioni allo studio investigativo. Il funzionario di banca lo dice alla moglie, ridendo e scherzandoci su. Lei non si diverte affatto. La signora Bonetti, quindi, recupera tutto il materiale raccolto dall’investigatore sul suo conto e lo nasconde dentro una valigetta all’interno di una casa di campagna di proprietà. Il signor Bonetti lo intuisce e agisce di conseguenza. Raggiunge il casolare e trova le bobine, assistendo quotidianamente ai nastri. Lì, solo ed infreddolito, scopre che la moglie lo tradisce, che la figlia è tossicodipendente e che lui, invece, è all’oscuro di tutto. E, rimuginandosi su, capisce i suoi errori di padre e marito. Beh, ripassando la trama del film di Sordi, ci si accorge che le similitudini con le vicende rossonere sono diverse e precise. L’ambiente, in casa Sorrento, è tranquillo e sereno seppur nelle ultime tre gare si sia raccolto un solo punticino. Pian piano, però, ci si accorge, alla stregua del Bonetti interpretato da Sordi, che non è tutto oro quel che luccica. Anzi. Da sempre si è consci che l’organico non è malvagio, ma che per l’obiettivo dichiarato dalla società, i playoff, non sia proprio il massimo. Tornare in C1 dopo vent’anni e lottare per i playoff è un qualcosa di rilevante, esageratamente imponente. Una salvezza tranquilla, con un paio di giornate d’anticipo, non è uno scandalo. Una matricola neopromossa lotterebbe solo per questo. Volar bassi, a fari spenti, deve essere il must. Anche perché, ne siamo convinti, agendo così si possono ottenere ben altri risultati. Risultati lontani dagli striminziti 42-43 punti necessari a salvarsi… Intanto gennaio incombe: con quest’organico una salvezza tranquilla non è impossibile da raggiungere. Tutt’altro. Il discorso cambia se davvero si vogliono acciuffare gli spareggi promozione. In questa situazione dovrebbero essere almeno tre gli arrivi. Con l’Arezzo è fondamentale far bottino pieno. In ottica salvezza ovvio. SALVATORE DARE |