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"LA FUMATA DEL CONCLAVE"
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Il latino, fonte primaria dell’affascinante ma talvolta umiliata lingua italiana, definisce la fattispecie posta in essere, a più riprese, dalla dirigenza rossonera a cavallo tra la notte post Lanciano e l’intervallo del derby del “Menti” come cum clave,ovvero “chiuso/a con la chiave”. Uhm. La “…sala che può essere chiusa a chiave…” (definizione nozionistica in voga sulle enciclopedie cartacee e non), figura di senso lato che rende l’idea, si è animata…e molto. Soprattutto, come ovvio, negli ultimi giorni. La vicenda che ha animato la curiosità degli sportivi della costiera (l’esonero di Provenza, la ricerca spasmodica del trainer e l’annuncio ufficiale) è, come il vero e proprio conclave dei cardinali, una faccenda avvolta da misteri, spifferi e da necessaria clausura.
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L’aria nivura che avvolgeva, con nubi spettrali, lo stadio “Italia” dopo l’ennesima brutta prestazione interna era comparabile a quella forse più decisa (nell’esplodere in temporali non solo meteorologici) che, dietro le quinte, ormai aveva preso residenza nelle menti degli alti in grado di Via Califano. Eh si, sette giorni fa proprio qui ci si riferiva a Dante ed il girone dei soggetti definiti peccatori innocenti poiché essi non hanno avuto la possibilità terrena di accogliere la parola del Signore morendo da indefiniti, da smidollati. Si definiva come “limbo” la situazione generale, con un occhio particolare alla classifica. A metà tra la corsa alla B e la lotta per evitare la C2. Bene, sapete di cosa tratta il canto precedente, il III°? Tratta dei cosiddetti ignavi, coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai schierarsi da una parte apparendo privi di idee e di carattere. Beh, i dirigenti se la sono scampata. Una decisione, e verrebbe da dire finalmente, l’hanno presa. Istantanea, ferma e istintiva apparendo, vedi i modi spicci utilizzati nel dire che “…bla bla bla…Nicola Provenza da ora non è più l’allenatore del Sorrento…”, rozzi. Ma il calcio è questo, al bando le chiacchiere di rito e le modalità contenute nel galateo. Semmai il discorso è opposto: se il malumore della società è evidente da almeno quindici giorni, perché non svoltare subito? Le indiscrezioni affermano che, “purtroppo” c’era una settimana intensa, Pistoia in testa. Giustificazione accettabile, che vede accrescere il suo valore ascoltando, sullo 0-1 momentaneo del “Menti”, le parole, non al miele, del presidente Castellano, applaudito dai tifosi stabiesi per la sua sportività: “Vantaggio immeritato, stiamo giocando malissimo. Squadra posta in campo male, anzi malissimo”. Ore 15.20 circa, Provenza ha già i bagagli pronti per la sua Salerno. Scelta giusta. In dodici gare non c’è stata l’ombra di un gioco organizzato, la squadra non lo seguiva più e lui, il mister, non sapeva più che fare. Confuso è un eufemismo bello e buono. Semmai sono discutibili le modalità con le quali si è giunti, tre giorni dopo, alla fumata bianca. E’ esplicito che Provenza era prossimo al viaggio di non ritorno, perché non prevenire il tutto chiudendo per tempo con un allenatore, qualunque esso sia? La tarantella Conte, Papagni, Zeman, Galderisi conclusa con la firma del baffo d’oro ex Palermo – Massimo Morgia – non ha reso l’idea di una società convinta fino in fondo. Sappiamo che non è cosi, sulla serietà e la consistenza dei programmi dei dirigenti non c’è dubbio. Il dottore prediligeva il calcio d’attacco, Morgia, quest’idea, casomai la esaspera. Gennaio incombe, Ripa ancora non c’è e qualche arrivo deve arrivare. Il corso verso il bel gioco da abbinare ai punti prosegue, attendendo che la fumata, a fine stagione, si esprimi a giugno inoltrato dopo due gare…
Salvatore Dare |