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"Che cos'è il genio? E'fantasia, intuizione, decisione e rapidità d'esecuzione.". Beh, andar lontani dalla leggendaria massima di Amici miei per definire la prestazione rossonera espressa contro la Sangiovannese sarebbe delittuoso ed infamante. Grandissimo calcio e approccio mentale perfetto con picchi di show degni di altri palcoscenici, non solo sportivi. L'Altafini commentatore, se fosse stato presente nel gazebo della centrale adibito a tribuna stampa, avrebbe certamente confermato la sua nomea di esagerato personaggio televisivo ricercando nelle pagine dell'enciclopedia pallonara le interpretazioni di Sibilli, Rastelli e company dei gesti tecnici illustrati nel suo testo sacro. No, non abbiam bevuto.
Provenza sa che il momento è delicato e, finalmente, decide di schierare un undici tatticamente diverso a quello proposto con esiti contrastanti nelle precedenti uscite. Capisce il male e abbozza una fantasiosa ed intrigante ricetta. In mezzo al campo il peso del duplice compito manovra/interdizione grava sul binomio Ottobre-Nicodemo mentre un po' più avanti si rivedono dal primo minuto Piccioni, Russo e Sibilli a supporto di Rastelli tutti assieme appassionatamente. Senza Ripa ancora fermo ai box il massimo.
L'avvio è rabbioso, incazzato, scintillante. Al 1' Ferrara lascia al palo La Fortezza mettendo in mezzo una palla che Piccioni colpisce di testa punendo Barberis, 1-0.
Il vantaggio non appaga per nulla, il trend è oramai segnato. Il raddoppio è prossimo, lo si capisce a tatto.
E che ti succede? Ti succede che Piccioni vola sull'esterno e sventaglia un bignè tutto da gustare in the box . Sibilli in corsa, affamato come non mai, firma al volo il remake del "Riviera delle Palme" dopo sei minuti. Tripudio, braccia alzate al cielo.
Neanche il tempo di riaccomodarsi a sedere che il non numerosissimo pubblico del campo "Italia" si deve (ri)sollevare dalle proprie poltroncine (uhm!): Ferrara, in versione Marcos Evangelista de Moraes (Cafu), guadagna metri palla al piede e sfiora dalla distanza il tris con un fetente destro stampatosi sul palo.
In avanti Russo, finalmente tra i titolari, Rastelli, Sibilli e Piccioni fanno ammattire la retroguardia toscana scambiando spesso posizione e tagliando da un lato all'altro con continuità. Caccia osserva allibito l'esibizione dei quattro moschettieri senza optare per un minimo cambiamento, anche se va detto che il tempo materiale non c'è.
Nicodemo in vena di taglia e cuci lancia col contagiri per il capitano che, entrato in possesso della sfera, viene atterrato dal povero Scucugia, l'ultimo a gettare la spugna.
Sul dischetto c'è the man, Russo. Barberis trafitto, match closed. Il primo tempo regala ancora un paio di perle; tra queste spicca quella di Pezzella, presente col 3 sulla maglia anche quando si trattava di giocarsi la permanenza in D contro l'Internapoli qualche stagione fa. Il buon Gigi non segna il gol della carriera per un nonnulla: corner battuto con l'effetto giusto ma il pallone non si insacca all'incrocio per pochi ed infami centimetri.
I secondi 45' sono, ovviamente, meno appariscenti dei primi ma non sono da buttare, anzi. Il Sorrento decide di non infierire cercando anche la finezza e il colpo della giornata. A ripresa in corsa si vedono anche Gautieri (bene, in netto miglioramento) e Fragiello mentalmente pronti a far vedere buone cose a Provenza in vista dei prossimi impegni. Tant'è che i due duettano abbastanza, trovandosi più di una volta. La palla gol cadauno ce l'hanno, senza sfruttarla.
Non ce ne vogliano quei due, ma lo zenit del secondo tempo e (forse) della gara ce lo regala proprio Provenza. A mezz'ora dalla fine il dottore decide di regalare al capitano e a Giulio la meritatissima standing ovation. Vedere un Rastelli che sul 3-0 cazzea i compagni per un passaggio mancato non può non provocare dentro un senso di massima ammirazione verso quel ragazzino sulla quarantina ex compagno del trainer ospite in quel di Piacenza. La gente intiende e s'alza in piedi. Potrebbe sembrare l'ultima, l'addio…macchè.
C'è l'Arechi da timbrare…e non finisce qui.
Salvatore Dare
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