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"L'equilibrio delle forze"
a cura di Salvatore Dare
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Sono da poco passate le 15.45 di una stramba domenica pomeriggio sorrentina. Ammirando le scarne gradinate dello storico ma obsoleto campo “Italia”, si deduce intuitivamente che molti siano rimasti, con tanto di copertina e tv accesa – forse, non è una cosa scontata che ci si sintonizzi sul canale dove è trasmessa live la contesa tra Sorrento e Taranto…è stancante prendere il telecomando e pigiare tre pulsanti… -, a casa. La lista degli assenti è ampia. C’è chi doveva presenziare al pranzo domenicale con parenti ed amici, chi – reduce da un sabato notte passato all’insegna del “Uagliù, pariamm!” – non era in grado, con gli occhi ancora appiccicati da un sonno lieve ma non troppo, di alzarsi dal letto, lavarsi, vestirsi e fare attività motoria, chi non voleva pagare il biglietto d’ingresso perché, ed è giusto per assurdo, “ci sono tanti ma tanti benestanti che non spendono i 20 euro…perché non merito un ingresso libero?”, chi ha preferito seguire le gesta di Savini e Reja contro la Roma, anche al “San Paolo”. Tutti giustificati, come a scuola.
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Sono da poco passate le 15.45 di una stramba domenica pomeriggio sorrentina. D’Isanto, da qualche minuto, ha siglato il suo primo gol stagionale in rossonero firmando il vantaggio. Il Taranto, palesemente, è incapace di intendere e di volere. Gli jonici cercano di farsi vivi – senza riuscirci - tentando invano di affacciarsi dalle parti di Alex Brunner. Lo stuzzicante “Vedo non vedo” – dogma regale dell’altra metà del cielo – è lì, pronto ad essere accolto. La svolta, per loro, c’è. In una contesa poco entusiasmante, in cui la truppa agli ordini di Morgia è ben messa in campo anche se non luccichi – ma chi se ne frega, l’importante sono i tre punti – ci vuole poco per cambiare le carte in tavola.
Sono da poco passate le 15.45 di una stramba domenica pomeriggio sorrentina. Cronometro alla mano, è il 15’ della ripresa: dopo la consueta standing ovation, “Oh Captain! My Captain” Massimo Rastelli esce per Anema e core Giovanni Marciano. Stando agli almanacchi, fuori un attaccante per un mediano polmoni, polmoni ed ancora fortissimamente polmoni. Di lì a poco, Marco Cari - uno che le cose non se le fa sfuggire stando alle operazioni chirurgiche poste in essere dopo la scelta morgiana – sfruttando di rimbalzo l’assist servitogli da una panchina non sua ma distante pochi metri, rivolta il match come un calzino. I gol di Carrozza, Zito e Ripa sono storia dei giorni nostri.
Sono da poco passate le 16.30 di una stramba domenica pomeriggio sorrentina. Qualcuno, giustamente, sottolinea il cuore ed il carattere della squadra per aver acciuffato il quarto pari interno dal 77’ in poi. Prima il Crotone, poi Gallipoli e Samb. Dulcis in fundo il Taranto. Va bene. Il momento è fondamentale e non ci sono polemiche che tengano, ma – quando qualcuno cerchia in rosso l’evidente arretramento dei rossoneri dopo il vantaggio di D’Isanto (entrato di diritto anche lui nella Hall of Fame dei rapporti live - non tanto epistolari seppur centrino le lettere e le parole - tra chi paga il biglietto e tra chi viene pagato per giocare dinanzi a chi paga il biglietto, ndr) - la domanda sorge spontanea. C’è stata una valutazione, esterna ma non troppo, che ha amplificato l’abbassamento del baricentro, la perdita di metri e lo squilibrio…dell’equilibrio? Il tempo scorre inesorabilmente, ma le 15.45 – o giù di lì – enunciano qualcosa. Ma che a quell’ora sia successo qualcosa?
Aequam memento rebus in arduis / servare mentem
Ricorda di mantenere l’equilibrio nelle difficoltà
Orazio, Odi, II, 3, 1-2 |