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L'aria non tanto amica la si respira già ad inizio settimana. E non vogliamo passare né per gli scaramantici di turno né per quelli abbonati al fantascientifico "…io l'avevo detto!" . Dopo la debacle interna del Napoli, il Sorrento salta – ora dopo aver perso con il team lucano possiamo aggiungere l'avverbio malauguratamente – alla ribalta delle cronache nazionali come "…la squadra che, in Italia, ha la striscia più lunga di risultati utili consecutivi in casa…" . Dalle parti di Ginevra una tempistica così precisa e rigorosa se la sognano. Una premessa niente male, senza dubbio lodevole di rilievo mediatico alla vigilia dell'esordio casalingo della truppa rossonera reduce dalla prodezza compiuta ad Arezzo solo sette giorni prima. La C1 torna a Sorrento dopo vent'anni di polvere, umiliazioni e amarezze e si parla di record. Niente male, ma lasciamo perdere.
In ogni caso prima o poi doveva succedere. Tre anni, quattro mesi e un giorno dopo quell'amaro Sorrento-Paganese 1-2 (1 maggio 2004) ci si ritrova due categorie in sù e con obiettivi conquistati e da conquistare ben diversi dai playoff di D, che se acciuffati non ti danno neppure l'aritmetica certezza della C2 (tutt'ora forniscono a malapena la speranzella di un ripescaggio, non di più).
La iettatura e la sfortuna, evidentemente, sono solo di contorno folkloristico al ben più serio quadro della gara.
Che sembra un remake, non troppo anacronistico, di una trama già vista e rivista troppe volte anche, e soprattutto, l'anno scorso nella parte conclusiva della stagione. Manovra involuta, lineare a tratti, stagnante in mediana senza troppi sbocchi sui famosi esterni offensivi. I quali, a dir la verità, sono eufemisticamente parlando sottotono. Il calcio non è una scienza esatta, vero. Ma il principio base
secondo il quale senza gioco sulle fasce non si brilla è maledettamente corretto e rigoroso.
Vanin e Piccioni non s'accedono mai (il biondo ex Avellino esce però poco dopo la mezz'ora), Ottobre va ad intermittenza mentre Russo è compresso tra le linee potentine senza mai trovare il suo guizzo risolutivo. Fragiello lotta, ma non è un finalizzatore. Ed è dura soddisfare l'esigente palato del pubblico sorrentino tenendo sulle spalle la maglia del signor Francesco Ripa e giocando davanti orfano di capitan Rastelli. Inoltre a match in corso, a prima frazione quasi conclusa, si rompono Piccioni e Marciano. Marciano che, sul piano del ritmo e dell'agonismo – assieme a Ferrara e Pezzella – era uno di quelli che sembrava più in palla.
Provenza, dopo appena 42' di gioco della seconda partita del girone d'andata, sembra sconfessare il suo credo tattico mettendo dentro due incontristi mutando l'iniziale 4-2-4 in uno strambo esperimento tattico dove ci sono tre centrocampisti centrali con caratteristiche a dir poco similari
(nessuno tra Ottobre, Ruotolo e Maiorano è capace di adattarsi sull'out) ed un solo esterno puro (Vanin) in permanente ricerca della posizione da ricoprire. A penzolare sulla trequarti Giulio Russo. In panca c'era Sibilli, che in quel momento sembrava l'uomo giusto al posto giusto. Il pelato napoletano nel modulo predicato dal mister salernitano sembra(va) esser perfetto. D'inserirlo prima neanche a parlarne. Esporre le proprie idee dopo i fatti è semplicissimo, ma la convinzione della bontà dell'entrata del peperino ex Stabia ce la siamo posti anche durante.
Gira e rigira il vento cambia. E se, spesso, questo tipo di partite le abbiam "rubacchiate" con una zampata vincente talvolta, con modalità fituse e 'nfami, essa può materializzarsi dall'altra parte della barricata inscenando la beffa della giornata, della settimana o anche, addirittura, della storia. Al campo "Italia", domenica scorsa, qualcuno che di beffe storiche e brutti scherzi c'era…eccome se c'era. La sconfitta rossonera numero uno, dopo settantadue risultati utili consecutivi, non poteva non firmarla lui: mister Alfonso Delgado. Gelido killer, tre mesi fa, del Benevento al "S.Colomba" nella finale playoff con un diagonale sul palo più lontano. Proprio come con Brunner. Il destino è sempre dietro l'angolo: frase che, detta così, tuonerebbe come una sterile minaccia all'irritante ed incompetente Stallone di Foggia, referee la stagione scorsa di Sorrento-Potenza versione C2/C e arbitro dell'odierno confronto versione C1/B.
Ma ora si deve guardare avanti, senza esagerate preoccupazioni. L'organico c'è, anche se ridotto al lumicino causa infortuni (sempre e solo muscolari eh?), squalifiche (sempre e solo evitabili eh?) e transfer non inviati. Non eravamo il Real ieri, non siamo – col dovuto rispetto – il Pontecagnano adesso. A Gallipoli sarà durissima; senza molte pedine si dovrà battagliare e sudare fino allo stremo per far punti. E non fasciamoci la testa prima di essercela rotta. Anche se – in tutta onestà - alla luce
sia del pareggio conquistato in dieci all' "Arechi" con gran prestazione che della rosa tecnicamente importante, il team giallorosso sembra in grado di contendersi la B diretta alla pari delle altre del lotto.
Salvatore Dare
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