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Il parziale retrofront sulla messa in opera dei dettami predicati con massimale applicazione nel ritiro di Assisi non è per niente ascrivibile al comandante in capo della flotta rossonera. Lì in avanti gli uomini giusti per finalizzare la trama provenzale mancano e ci si deve arrangiare. Dal ferragostano 4-2-4, sogno proibito di ogni calciofilo assetato di gioco offensivo, siamo passati al settembrino 4-5-1 con quell'uno finale che è impersonato da chi, in carriera, ha marciato maratone sugli esterni degli stadi più famosi dello stivale italico: nome e cognome, Massimo Rastelli.
Assente Ripa, debilitato Fragiello, il compito di far la punta centrale, come già detto, tocca al capitano che in una veste insolita tenta con la consueta esperienza di guadagnarsi la pagnotta, lottando e non poco al rientro dopo l'infortunio dell'esordio. La coppia centrale difensiva è Maury-Braca, davanti a loro c'è motorino Gennaro a fungere da volante della situazione. In mezzo Nicodemo e Maiorano con gli esterni occupati da Vanin e Radi. L'avversario di turno è il Perugia che, on the paper, sarebbe da primato. Ma l'abito non fa il monaco e Cuccureddu lo sa bene.
La prima mezzora è di studio; un Sorrento tranquillo e calcolatore si trova dinanzi un atteggiamento abbastanza attendista del Grifo. Insomma, niente d'eccezionale. La ripresa incombe ma, di riposo, i rossoneri non ne vogliono sentir parlare. Ed in tre minuti si sfiora il vantaggio con nitide opportunità che avrebbero meritato un esito totalmente diverso. Radi sale in cattedra col quel popò di mancino che si ritrova e tenta per ben due volte di forare Puggioni il quale sventa dapprima la minaccia con un gran intervento su calcio piazzato poi, miracolato, ringrazia la traversa su un tiro velenoso dell'ala ex Teramo. Il portierino scuola Reggina eccede in ringraziamenti soprattutto quando Vanin, penetrato in area, spreca sul fondo una palla-gol colossale in pieno recupero.
Il ritmo del gioco cambia del tutto nella seconda parte della contesa. Quarantacinque minuti in cui s'ammirano l'impegno, la caparbietà ed i progressi di gioco del gruppo. Passi in avanti attesi e da cogliere con la giusta chiave di lettura. Il Perugia avverte l'aria che tira e s'arrocca nella propria metà campo difendendo il punticino con ordine e gestione dei tempi, usufruendo dell'ottima prestazione della vecchia volpe De Martis, vero e proprio ministro della difesa. L'assenza di un puntero si sente: è il momento di Fragiello che Provenza spedisce dentro per l'esausto Rastelli. Le cose, a pelle, sembrano migliorare ma la zampata, il guizzo, il colpo risolutore del singolo latita. Come gli spazi d'altronde. In questo contesto calzerebbe a pennello la presenza di Russo, talentuoso nello stretto,motivato a iosa e mortifero tra le mura amiche. Il massimo. Il mister se ne accorge però solo al 83' quando lo inserisce per il positivissimo Radi. Il finale regala comunque emozioni: minuto 93, Braca col compasso serve Fragiello che stoppata la sfera, defilato sulla destra dell'area di rigore, scocca una botta che se avesse avuto una traiettoria più esterna di almeno 15 cm avrebbe portato in dote tre punti meritatissimi negati dalla risposta superlativa di Puggioni. Lo strike non c'è, ma l'amaro in bocca non lo si coglie del tutto anche perché la squadra ha risposto e sembra aver trovato il giusto equilibrio difensivo, a maggior ragione riferendosi ai quattro moschettieri della retroguardia.
Il "Riviera delle Palme" sarà un bel banco di prova. Il collettivo rossonero, chiamato a proseguire sulla strada tracciata non troppo timidamente con i baci perugina, affronterà una Samb sull'orlo di una crisi d'identità e di nervi. Guai ad apostrofare gli abruzzesi come un semplice sparring partner: le squadre si giudicano solo dopo averle viste dritte negli occhi. E noi, nel nostro piccolo, ne sappiamo qualcosa…
Salvatore Dare
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