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Focus

UN 2008 IN ROSSONERO (prima parte)

E’ stato un anno controverso quello del Sorrento. Tanti cambiamenti per i colori rossoneri, dalla società alla squadra passando per la crisi dirigenziale che, in primavera, ha rischiato di veder scomparire il club dai palcoscenici professionistici. Il piatto forte del 2008 è proprio questo. I soci Antonino Castellano e Franco Giglio lanciano un grido d’allarme perché “da soli” non riescono a portare avanti il progetto varato assieme. Una coppia che, in quattro anni, porta il Sorrento dalla D alla C1. Nel mezzo, però, ci sono anche incomprensioni (l’intesa tra i due perde colpi) e tentazioni (l’invito rivolto a Giglio dal sindaco di Castellammare, Salvatore Vozza, di correre al capezzale della Juve Stabia, ad un passo dal fallimento). Dopo tanto penare, c’è l’attesa svolta: il silenzioso trasloco di Giglio alla Juve Stabia apre le porte all’ingresso dell’ex numero uno della Nocerina Mario Gambardella e all’appoggio del colosso Msc dell’armatore Gianluigi Aponte. Castellano, da quasi vent’anni al timone, rimane sul ponte di comando per tener fede all’amore che, da tifoso, lo lega al Sorrento.

LA PRIMAVERA DI MORGIA Gennaio si apre con molte polemiche. Passata due mesi prima dalle mani del licenziato Nicola Provenza a quelle di Massimo Morgia, la squadra non carbura. L’ultima gara casalinga del 2007 con l’Arezzo (0-0) porta contestazioni mentre la trasferta prenatalizia di Potenza relega i rossoneri ad un punto dai playout (2-0). Il Sorrento fa quadrato, si chiude a riccio. Il direttore sportivo, Roberto Amodio, non riesce a portare in costiera i rinforzi che vorrebbe. La piazza invoca acquisti ed i nomi sono di spessore. Amodio lavora su Mounard del Foggia, De Liguori del Taranto, Romondini del Venezia e Caccavallo del Lecce cedendo Migliozzi al Neapolis e Piccioni alla Salernitana (pupillo di Giglio che in rossonero non dà un grande contributo). Alla fine, i piani saltano. Dai granata giunge il fantasista D’Isanto. Ci sono pure piccoli movimenti, come gli arrivi del giovane Taormina dalla Sampdoria (strappato al Catania) e dello spagnolo Casals. Sul campo, intanto, il Sorrento prende quota. Dal pari interno con la corrazzata Gallipoli (1-1, pari di Radi al 94’), nelle undici giornate successive arrivano dieci risultati positivi (5 vittorie, tra cui quelle nei derby con Salernitana e Juve Stabia) che fanno sognare i playoff e dimenticare l’incubo retrocessione. Il blitz di Martina (1-2) porta il Sorrento a -5 dagli spareggi promozione, a quattro turni dalla fine. C’è la Massese al varco. “Vincendo si può davvero pensare a qualcosa in più della salvezza” dice Giglio. Tutti ci credono. Alla fine, però, arriva un 1-1 che ingrigisce l’umore dell’ambiente e del patron: “Questa squadra toppa negli appuntamenti importanti. Era fondamentale vincere. Sono molto deluso” spiega Giglio che aggiunge una dichiarazione sibillina: “E’ finito un ciclo”.

LA CRISI Le parole fanno discutere e temere il peggio. Riavvolgendo il nastro, la mente dei tifosi si ferma al derby con la Juve Stabia del 30 marzo (3-1). Alla vigilia trapelano voci su un Giglio propenso a lasciare Sorrento e sposare la causa gialloblù. “Sono dispiaciuto per quel che sta passando la Juve Stabia, ma questo non vuole assolutamente significare che voglia acquisire il pacchetto di maggioranza delle vespe” smentisce l’imprenditore. Le notizie però impazzano e “costringono” Giglio e Castellano ad indire una conferenza stampa per chiarire le intenzioni future. E’ il 29 aprile. L’attenzione è su Giglio che annuncia il bisogno di volti nuovi in società (“Non possiamo andare avanti da soli. Abbiamo cercato di coinvolgere forze esterne. Finora non abbiamo ricevuto risposte. La bacchetta magica non l’abbiamo”) e parla degli scenari: “Stiamo lavorando affinchè si prosegua assieme. Le strade sono due: o far subentrare qualcuno al nostro posto, con io e Castellano che regaleremmo il Sorrento a costo zero oppure, come speriamo, restare con nuovi soci. Io alla Juve Stabia? Quando le cose non vanno bene, è facile scaricare le responsabilità sull’anello più debole. E’ facile dire Giglio, Giglio e Giglio. Sono il presidente del Sorrento. Ho dimostrato quanto ami questi colori. Ho intenzione di salvare il calcio in costiera, ma a condizioni che detta Giglio”. Castellano si limita a dire: “Sono nero per certe cose che vengono dette sulla famiglia Giglio (il riferimento è alle voci sulla Juve Stabia, ndr). Io ho sollevato il problema Sorrento, non Franco. E non abbiamo mai litigato. I tifosi sono pochi, mi attendevo altri numeri per la C1”. Sembra tutto chiaro. Salvatore Moxedano e Ezio Bouchè, presidenti del Neapolis, intavolano un negoziato per rilevare il Sorrento. La tifoseria insorge perché non vorrebbe vedere traslocare la squadra altrove e commissiona al banchiere Gaetano Mastellone un progetto d’azionariato popolare su base triennale: nasce “Orgoglio Rossonero”. L’iniziativa va avanti tra lo scetticismo di Giglio, Castellano e della forza politica sorrentina. Arrivano subito 250 adesioni, tra cui quelle di Morgia (che annuncia il suo addio condizionato ad un abbandono dei patron), del cantante Lucio Dalla e dell’ex stella del Napoli Antonio Juliano. Orgoglio Rossonero, però, incontra difficoltà. Le somme sufficienti per garantire un futuro al Sorrento non ci sono. E Mastellone mastica amaro, perché non vede traccia della mano promessa pubblicamente dal sindaco Marco Fiorentino per reperire fondi. Siamo a giugno, Giglio e Castellano portano “verbalmente” il titolo al Comune mentre l’ex presidente della Casertana, Salvatore Righi, fa un tentativo per acquisire il pacchetto di maggioranza. La trattativa finisce prima di cominciare, anche perché a sorpresa Giglio dà il suo 50 % a Castellano. L’imprenditore alberghiero, comunque, non molla. O così pare. Con l’attuale direttore generale Diodato Scala, dà i natali ad una cordata sorrentina che pone come condizione l’addio di Castellano (ci sono anche Lucio Aponte, Gaetano Maresca e Paolo Durante). “E’ tutto fumo. Se esistesse questo gruppo abbandonerei per l’amore che ho per il Sorrento” spara forte e chiaro l’unico azionista. Un sabato si sfiora il ridicolo. La cordata, quasi pronta all’intervento, chiama Castellano per chiudere ma si sfalda quando il presidente vincola la cessione della società entro il lunedì. Il gruppo si ritira, Giglio s’avvia verso la Juve Stabia (anche se prova a far trapelare la volontà di lasciare il calcio). Castellano resta solo alla guida del Sorrento, alla ricerca di risorse per continuare. Nel frattempo, Amodio si dimette e Mastellone s’offre come aiuto a patto che qualcuno della fondazione abbia un ruolo in società (il contributo di Orgoglio Rossonero s’aggira sui 90mila euro, la richiesta è di una vicepresidenza): la proposta è rispedita al mittente.

(continua...)

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1 gennaio ‘09

 
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