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LA CARTOLINA DALLO ZACCHERIA

Su e giù

Più che una cartolina, dallo Zaccheria arriva un amaro resoconto di come si possa gettare al vento una partita. Se un marziano fosse giunto a Foggia ed ignaro di cosa fosse il calcio e, soprattutto, di come si possa dilapidare un patrimonio, vedendo il Sorrento di ieri, non si sarebbe sforzato troppo a capire immediatamente di cosa stiamo parlando. Eh sì, c’è amarezza, tanta. La truppa di Simonelli ha perso 3-1, un risultato pesante. Indubbiamente fuori luogo. Qualcuno, alla vigilia, aveva ironizzato quando il ‘professore’ asseriva che andava lì, in Puglia, per giocarsela a viso aperto. Il campo ha dato ragione al tecnico rossonero che, purtroppo, non ha potuto far nulla contro il fato. O, per meglio dire, alle tante leggerezze che hanno punito il Sorrento. Nel computo complessivo, si sa, bisogna metterci le cose buone e quelle meno. Partiamo da quest’ultime. Gastronomicamente parlando, invece delle invitanti orecchiette con le cime di rapa, in Puglia il Sorrento fa la figura del pollo arrostito perbene, gustoso ma che, incredibilmente, ti va storto. E tu, da commensale affamato, non te lo gusti appieno.

Ha peccato d’ingenuità la truppa costiera che, dalla cintola in giù, ha sofferto meno rispetto alle recenti uscite ma, vuoi per gli infortuni vuoi per gli episodi, stenta a trovare la quadratura del cerchio. E’ vero che Vanin sta ritornando il solito grimaldello, è vero che Panarelli pian piano sta dimostrando di essere un buon giocatore, uno che quando troverà appieno il top della condizione, forse, sarà importante. Detto questo, è palese però che le gare non si possono sperperare per situazioni che, indubbiamente, il Sorrento crea con le proprie mani. 'Le mani le mani…' cantava De Crescenzo tempo fa. Un ritornello incline a Iorio che, sia chiaro, ha le sue colpe ma non deve essere crocefisso. Ha commesso un errore grossolano, perché in dieci e sull’1-1 col Foggia, da ospite a tavola invitato di colpo, certe cose non si devono fare. Conta meno il penalty sbagliato da La Vista nel primo tempo: capita. L’espulsione di Fialdini è stata affrettata, seppur il secondo giallo possa apparire giusto e poco adatto alle corde della contesa, fin lì maschia e corretta. Fatta la somma, ecco il totale: l’impressione è che in questo campionato basti un nonnulla per cambiare il corso delle cose. Cose che è il Sorrento ha voluto cambiare da sé nel modo sbagliato… In ogni caso, per assurdo, guardiamo pure agli aspetti positivi: il Sorrento esce dallo Zaccheria consapevole di essere forte e di poter far male, ovunque e comunque, a chiunque. Lo dimostra la prestazione complessiva, le palle gol, le due reti annullate ed il gioco mai improduttivo fino a quando Fialdini non viene espulso. Questa è una base su cui ripartire. A differenza di altre squadre, il Sorrento ha un’anima, un’identità, un gioco. E non vive di contraddizioni o di altro ancora da non svelare ai più. La serenità di Simonelli indica fiducia e sicurezza. Ed è lui il valore aggiunto. I margini di miglioramento sono tanti, dal potenziale offensivo ancora inespresso (Biancone e Myrtaj appena rientrati, per Ripa ci siamo quasi) ad un folto gruppo che è costretto, ancora, a convivere coi soliti problemi fisici (vedi Lo Monaco). Domenica al Campo Italia giungerà la Cavese, troppo snobbata rispetto ad organici più avvezzi alle figurine Panini che al rettangolo di gioco. Servirà rabbia (che si sente già) ed un pizzico di fortuna…

SALVATORE DARE

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20 ottobre ‘08

 
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