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L'esonerato Sarri: "Sorrento, tutta la mia verità"
Partiamo dal mercato: molti dei giocatori arrivati in estate avevano militato con lei lo scorso anno ad Alessandria. Si sente "tradito" da qualcuno di questi? "Assolutamente no. E' chiaro che qualcuno ha fatto più fatica degli altri prima di trovare la migliore condizione. Poi c'è stata la sfortuna che si è abbattuta su Tognozzi, che dopo un po' che era a Sorrento ha avuto una tendinite fin quando non si è rotto addirittura il braccio a Terni. E proprio con la Ternana aveva fatto un buon inizio di gara. Era l'uomo che avrebbe potuto fare la differenza. Però ci tengo a sgombrare il campo da un equivoco di fondo: quelli che sono definiti i "miei" giocatori sono stati acquisiti in modo totalmente condiviso con la proprietà. In alcuni casi è stata la stessa società a spronare il loro arrivo". Negli ultimi tempi, gara con la Tritium a parte, si è vista oggettivamente una squadra affaticata e non brillante. Quali sono state la cause di questo appannamento? "Si è parlato di momento no tra Viareggio e Foggia. Ma io non concordo assolutamente. A Terni si era conseguito un pari importante ed anche quello di Foggia non penso fosse da buttare. Gli ultimi risultati dei pugliesi, compresa la vittoria sonante con la Ternana, fanno giustizia in un certo senso di quello che affermo. La risposta si è avuta con la bellissima partita disputata in casa con la Tritium, una squadra che aveva vinto ben quattro sfide in trasferta. Solo a Vercelli si è veramente steccato. Se poi si vuole fare un discorso generico sulla condizione atletica della squadra, parliamo di professionisti che fanno capo alla società e con cui mi sono trovato a collaborare soltanto quest'anno. E respingo anche qualsiasi accenno a presunti problemi di spogliatoio: il mio era un gruppo assolutamente normale, in carriera ne ho gestiti di migliori ma anche di peggiori. E gli scontenti sono fisiologici dappertutto". Sul modulo tattico: ha mai pensato qualche volta di passare dal 4-2-3-1 ad un sistema diverso che potesse produrre frutti migliori, come per esempio un 4-4-2 in grado di esaltare le caratteristiche di esterni bassi come Vanin? "Francamente non credo che il mio modulo mortificasse le qualità degli esterni alti o impedisse le sovrapposizioni dei terzini ai quali, anzi, veniva chiesto di dare una mano in fase offensiva. Con la Tritium tutto questo si è visto, specialmente con le sgroppate di Vanin che è stato prezioso in quell'ottica". Come vuole congedarsi dall'ambiente costiero? "Spero che il Sorrento possa riprendere la propria marcia. Ma mi auguro che i tifosi contribuiscano a ricreare un certo entusiasmo. Ho notato troppo scoramento. Sia chiaro: Sorrento è una piazza magnifica, dove si può lavorare serenamente. Lì i tifosi si infiammano quando le cose vanno bene e si deprimono quando girano male, ma questo succede in un quadro di assoluta normalità se comparato ad altre piazze. Però l'ambiente è stato un po' influenzato dai giudizi di questi mesi, quando si è detto che la nostra era una squadra ammazza-campionato, e non è così. Il Sorrento è una buona squadra ma non è vero che dovesse vincere il girone a mani basse. Un altro equivoco che ha generato una certa tensione. Questo discorso, però, non voglio estenderlo alla famiglia Gambardella, con la quale c'è sempre stata una buona intesa. La fiducia tra noi non è mai mancata. Purtroppo qualche altro personaggio ha spinto per un mio allontanamento. Non faccio nomi, non aggiungo altro. Chi vuole potrà capire, non è complicato. Un grande in bocca al lupo al Sorrento". |
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Fonte Tuttomercatoweb "Con la famiglia Gambardella non c'è mai stato alcun problema: i nostri rapporti erano e restano ottimi". La gratitudine verso i vertici societari, che in estate avevano creduto in lui come uomo simbolo della rinascita rossonera, resta immutata. Ma l'amarezza ed il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato rimane altrettanto forte. Nelle parole di Maurizio Sarri, da 48 ore ex allenatore del Sorrento, non c'è tuttavia alcuna acredine, ma solo un'analisi dettagliata delle vicende che hanno portato alla separazione dal club. "Dopo la partita di Vercelli un provvedimento era necessario, lo ammetto - puntualizza il trainer toscano -. La squadra era troppo scarica e qualcosa andava fatto. Di certo non mi aspettavo di essere sacrificato. A dirlo sono i numeri: abbiamo fatto 27 punti, considerando i due mancanti per la penalizzazione, ed abbiamo girato con una lunghezza in meno rispetto allo scorso campionato. Inoltre, abbiamo un punto in più in media inglese, trovandoci a meno tre. Come si vede, porto dati oggettivi, che non giustificano il mio esonero. Aggiungiamoci anche che, nelle prossime quattro partite, ben tre le avremmo fatte in casa, intervallate dalla trasferta non proibitiva di Pavia. Si poteva svoltare. E l'obiettivo dei 61-62 punti, con questa media, non era affatto proibitivo. Con la Tritium erano state spese molte energie nervose, forse questo avrà favorito il calo psicologico dei ragazzi a Vercelli".




