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Il 2011 del Sorrento fra beffe e rimpianti
ALTI E BASSI E pensare che il 2011 comincia al meglio, con entusiasmo. E col 4-0 al Pergocrema, al campo Italia. Un successo che pare rilanciare l’inseguimento al Gubbio. Ed invece è subito crisi. Dal mercato arrivano in tre: Bonvissuto, Sabato e Camorani. Rinforzi che non riescono mai ad esprimersi su buoni livelli e poco utilizzati dall’allenatore Simonelli. Soprattutto Bonvissuto, punta “preferita” a Ginestra del Crotone e frenato da problemi muscolari. Il Sorrento perde colpi, ko a Reggio Emilia (3-1, ma Paulinho fallisce la palla del potenziale 2-2 a poco dalla fine), scivolone al campo Italia col Bassano e polemiche. Il Benevento piomba su Erpen, Gambardella lo blinda e si procede sognando la B. Gianni Simonelli, però, va a finire nell’occhio del ciclone dei tifosi, accusato di dare poco spazio alle rivelazioni Armellino e Corsetti, tasselli preziosi accanto al plotone dei senatori. A Ravenna è pari, in rimonta: è 2-2, col Sorrento sotto di due gol (entrambi autoreti) e leonino a recuperare con una doppietta di Paulinho, espulso nel finale. In trasferta, però, si continua a stentare e la capolista fugge via. Il Sorrento cade a Como (3-2), giocando male e patendo le pene dell’inferno. L’INSEGUIMENTO Nel momento più difficile dell’annata, con Simonelli ad un passo dall’esonero e sotto per 3-1 al campo Italia con l’Alessandria di Maurizio Sarri, la squadra dimostra carattere, ribalta le cose, dimostra di “stare” col professore e vince 4-3 con un Corsetti fenomenale. Ma è fuoco di paglia. Il Gubbio sfrutta i continui passi falsi del Sorrento (doppio 0-0 nelle due trasferte con Spal e Paganese) e allunga. Vittoria in casa col Lumezzane, poi il clamoroso tonfo di Pavia. Il Sorrento va sull’1-0 con Paulinho, si fa rimontare fino al 4-1. Finisce 5-4 coi tifosi rossoneri che contestano solo Simonelli e lasciano lo stadio con anticipo. E’ rottura fra la piazza ed il professore. Che nei giorni successivi, verso la sfida col Verona, lancia un monito a tutti. “C’è un’aria di fallimento immotivata. Bisogna ritrovare la giusta dimensione. Basta alle eccessive pressioni, non siamo il Milan della Lega pro. Per giungere al primo posto servono requisiti come struttura, organizzazione e mentalità. Cose che...ci mancano”. L’uscita del professore fa storcere il naso ai tifosi, che però sostengono con calore la squadra la domenica dopo, con il Verona. Successo prezioso e regalato da due gioielli di Paulinho (2-0), che blinda i playoff e riprende a sognare l’aggancio al Gubbio. PAULINHO KO Tutto però gira male nel sabato di Pasqua, a Bolzano col Sudtirol, lì dove succede l’irreparabile. Il Sorrento torna a vincere in trasferta dopo 4 mesi, ma Paulinho – in pieno recupero – si frattura l’omero del braccio sinistro ed alza bandiera bianca. Operazione chirurgica e stagione finita, anche se qualcuno spera in un “miracoloso” rientro in extremis per i playoff. Il re dei bomber è al tappeto, ma al ritorno dall’Alto Adige, tre giorni dopo l’intervento, viene accolto a piazza Tasso da 50 tifosi in festa. Si commuove, Paulinho, anche perché consapevole che la sua esperienza in costiera è praticamente finita: in estate tornerà al Livorno. Senza l’attaccante il Sorrento batte d’orgoglio il Gubbio, al campo Italia, evitando la promozione in B dei rivali al campo Italia. Una beffa che la truppa del professore riesce a rimandare. MALEDETTI PLAYOFF Inutili, comunque, le ultime schermaglie della stagione regolare (doppia sconfitta con Spezia e Cremonese): si va ai playoff, col Verona. Simonelli ritrova gli spareggi che, in carriera, non gli hanno mai detto bene. La “maledizione” si rinnova anche stavolta. Proprio mentre Paulinho riprende a lavorare in disparte al campo Italia, coi tifosi accesi dall’ipotesi di tornare col Verona. Il bomber poi vola in Brasile per assistere alla nascita del primogenito, Jann Matheus. Dal Sud America Paulinho non tornerà più a Sorrento, neanche da tifoso sugli spalti del campo Italia per incitare i compagni all’impresa con gli scaligeri. Al Bentegodi il Sorrento parte subito forte, domina, ma spreca ghiotte occasioni da gol. Tanti errori sotto porta ed una ripresa da censura e senza equilibrio tattico fanno calare il buio sui sogni di gloria (2-0), decisiva la doppietta di Ferrari con un rigore, quello del vantaggio, che fa andare su tutte le furie il Sorrento. “Esigiamo rispetto” urla patron Gambardella, ma il ritorno del campo Italia è al veleno. Rossoneri avanti dopo 5 minuti con un’inzuccata di De Giosa, si tenta l’assalto alla finale ma la squadra è sfilacciata, nervosa e becca gol in chiusura di tempo in contropiede, da Berrettoni: è 1-1. LA CRISI DIRIGENZIALE Sorrento in depressione, Gambardella deve ricevere un’onorificenza civica straordinaria dal sindaco Giuseppe Cuomo (presente la domenica prima a Verona), però si dimette 48 ore dopo l’uscita dai playoff, rendendo nota la volontà di salutare tutto e tutti. La costiera trema. Si procede con un’intensa opera di mediazione che vede in campo dirigenti, sportivi ed istituzioni. Poi tutto rientra in un paio di settimane con il decisivo apporto del main sponsor Msc dell’armatore Gianluigi Aponte. C’è anche una “riassegnazione” dei compiti nel club, con Gaetano Mastellone nominato vicepresidente. GAMBARDELLA RADDOPPIA Gambardella torna al timone e per vincere. Si punta ai playoff, con la B nel mirino. Tutto ciò mentre Simonelli saluta e “rientra” a Benevento: “Torno a casa ed accanto ad Oreste Vigorito, il presidente con cui penso si possa ambire ai massimi risultati professionali, portando una squadra alla serie più alta” si lascia andare il prof. A Sorrento, in panchina, spunta Sarri, scelto senza dubbi da Gambardella. Con l’allenatore, da Alessandria, approdano in tanti. “Ho voluto lui e credo sia l’uomo giusto” spiega il patron. Il Sorrento, nei fatti, costruisce una squadra da promozione, ancora una volta non punta sui giovani e riparte. Paulinho torna a Livorno, Erpen (comunque sotto contratto) va via alla Juve Stabia con la rescissione consensuale (il Sorrento voleva trattenerlo proponendogli un rinnovo) e Togni chiede di andare a Pescara. SI RIPARTE DA SARRI Comincerebbe pure bene la squadra, con il successo di Monza. Non c’è un gioco spettacolare, ma si nota un assetto più equilibrato. Poi c’è la penalizzazione dovuta alla presunta combine del derby con la Juve Stabia del 2009 saltata fuori nel momento migliore dei rossoneri. Che vincono 5 partite su 7 e mettono nel mirino la vetta. Poi, a Viareggio, succede qualcosa. L’INVOLUZIONE Il Sorrento becca il pareggio a pochi secondi dalla fine e si infila in un vicolo ceco. Gambardella conferma la fiducia incondizionata a Sarri (“Miriamo ai playoff e non dovevamo stracciare il campionato. Con questo gruppo sono convinto che agli spareggi promozione la spunteremo noi rispetto ad un anno fa…”), i risultati però vanno e vengono. Dopo l’1-1 di Foggia i tifosi passano all’attacco: “Fuori le p….” scrivono in uno striscione affisso al campo Italia alla vigilia della sfida con la Ternana capolista (è 0-0). VIA SARRI, DENTRO RUOTOLO Un mese dopo però, a Vercelli, c’è il capitombolo che costa caro a Sarri. Allenatore esonerato, squadra contestata, stipendi congelati e l’arrivo di Gennaro Ruotolo, ben visto dallo sponsor Msc, che vince il ballottaggio con Sasà Campilongo. Tornato in costiera per l’ennesima volta, dove da calciatore ha mosso i primi passi nei professionisti nel 1984 chiudendo col calcio nel conta nel 2007 (ottenendo due promozioni in C1), il neo tecnico è laconico fin da subito: “Voglio vincere”. Idee chiare e motivazioni. Debutta col Pisa, tra le mura amiche: gara dominata, sfortunata, con un gol regolare annullato e tanta pioggia. “Ci rifaremo” assicura Ruotolo. Che ha portato in rossonero rabbia e umiltà. Quel che servirà al Sorrento per rendere il 2012 un anno da incorniciare. |
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Un anno amaro perché cominciato col sogno della promozione in serie B poi sfumato col Verona in una sfida playoff persa tra le polemiche e senza Paulinho. Dodici mesi pure un po’ frenetici, passando dalla crisi dirigenziale d’inizio estate rientrata a fine giugno con un rilancio delle ambizioni di patron Gambardella e l’allestimento di quella che qualcuno aveva ribattezzato “la corazzata”. Un 2011 vissuto tra alti e bassi, in campo e fuori. E chiuso con l’ennesima svolta: via l’uomo del dopo Simonelli, Maurizio Sarri. E dentro Ruotolo. Un “ribaltone” condotto senza fronzoli per dare uno scossone alla squadra e far capire che il Sorrento vuole la B, più di prima.




