HOME arrow INTERVISTE arrow MARIO GAMBARDELLA SI CONFESSA: "ECCO TUTTI I NOSTRI ERRORI"
martedì 22 maggio 2012
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IL PENSIERO FISSO DI MARIO GAMBARDELLA

"SALVIAMOCI, POI UN ALTRO SORRENTO..."

A cura di SALVATORE DARE

 

Ci sono presidenti che parlano tanto, forse troppo, ma che alla fine d’interessante dicono poco. Altri, invece, che farebbero di tutto per rimanere ogni giorno in copertina. Ci sono quelli che fanno finta di sapere tutto del pallone, quasi fossero dei redentori. E che invece di errori ne commettono a gogò, ma non li ammettono mai, ascrivendoli sempre e solo agli altri. Ci sono presidenti, invece, come Mario Gambardella che prediligono andare al sodo, senza mai scadere nelle banalità, né dribblando interrogativi o questioni, assumendosi sempre la paternità delle scelte, nel bene o nel male. Cordiale, schietto, preciso. Analizza tutto: lo fa con un’incredibile scioltezza forse perché, anche se oggi in campo le cose non vanno poi così tanto bene, parlare del suo Sorrento gli dà un piacere unico. Anche il minimo dettaglio, per lui, fa la differenza. Di dettagli, in effetti, ne racconta parecchi. Dall’estate di ieri a quella di domani, senza dimenticare la missione: salvarsi. Una meta da raggiungere a qualsiasi costo per metterne nel mirino un’altra, “per allestire un Sorrento che ci faccia stare un po’ più tranquilli” dice in una domenica diversa, di ragionamenti e riflessioni.

Presidente, otto mesi fa, credeva di arrivare a questo punto con il Sorrento impantanato in zona playout?

“Sono sincero: no. Ma so anche da dove partono tutte le difficoltà di adesso”.

Ovvero?

“Da una programmazione errata in estate. Abbiamo fatto scelte poco felici, che poi si sono ripercosse per tutto l’arco del campionato. A fine aprile, ottenuta la salvezza e vinta la coppa Italia, abbiamo cominciato a lavorare per questa stagione prendendo, con debito anticipo, il direttore sportivo Di Bari e confermando Simonelli. Immaginavo che il Sorrento potesse fare bene: non dovevamo salire in serie B, ma credevo che era nelle previsioni un campionato tranquillo, come quello che sta facendo il Figline. Ed invece, si soffre. Sono stati commessi degli errori che ci porteremo, anche in piccola parte, fino alla fine. A gennaio abbiamo provato a rimediare con innesti di grande qualità. Purtroppo, però, il mercato si è concluso senza l’acquisto di un attaccante. Ed ora ci ritroviamo coi soli Myrtaj e Pignalosa”.

Simonelli si dimette e viene sostituito da Novelli. Va via Di Bari e arriva Lupo. Esonerato Novelli torna Simonelli. Poi Lupo è sollevato dall’incarico. Come si spiega tutto questo bailamme?

“I problemi nascono dall’estate. La squadra è stata rimasta incompleta da Di Bari e il campo, soprattutto nella prima parte di stagione, l’ha evidenziato. Tutto ciò ha portato a scoraggiare Simonelli, che si è dimesso anche per tentare di dare una svolta alla squadra. Pensava che fosse lui il problema. Ha rinunciato a un corposo triennale: non so chi l’avrebbe fatto al suo posto. Poi abbiamo scelto Novelli, che si è ritrovato a dover fare fronte agli stessi problemi con cui si scontrava Simonelli: chiaramente non è riuscito a fare risultati. E quindi ho rivoluto qui Simonelli che ora ha una squadra più competitiva. Intanto, c’è stata la rescissione con Di Bari. Una decisione presa per incompatibilità con una parte della società. Ma soprattutto, perché a gennaio si sarebbe ritrovato nella condizione di chi avrebbe dovuto correggere i suoi stessi errori. Un paradosso. Faccio un esempio: Niang sta facendo bene e ne siamo tutti contenti. Ma è stato preso su indicazione di Novelli, non di Di Bari. Su Lupo, invece, faccio un discorso diverso. E’ arrivato, ha apportato delle migliorie importanti toppando però sull’attaccante. Venne da me, a metà gennaio, dicendo che aveva concluso la cessione di Saraniti. Gli chiesi se in arrivo avesse già fatto l’acquisto dell’attaccante. Mi garantì che l’avrebbe chiuso ad ore. Ed invece, tutti sappiamo come è andata a finire. Un errore grave, una cosa che subito mi ha fatto capire che non era l’uomo giusto per il Sorrento. Era necessario mandarlo via”.

Sfumato l’acquisto di un attaccante, senza ds, ha dato l’ok per Generoso Rossi.

“Marconato ha avuto qualche infortunio e abbiamo pensato di dare a Simonelli un’ulteriore opzione in porta. Rossi non gioca da giugno e sta lavorando per arrivare al top della forma: spero che lo faccia in fretta. Sia chiaro che non è il salvatore della patria. E’ un ottimo portiere, che può darci una mano. Ha firmato fino a giugno, poi si vedrà. Se ci fosse una volontà, da parte sua e nostra, non vedo perché non dovremmo proseguire assieme in futuro”.

Undici gare alla fine: su cosa punta per conquistare la salvezza?

“Abbiamo molti scontri diretti. Qui dobbiamo fare la differenza. Anche perché, finora, con le dirette avversarie, abbiamo raccolto pochissimi punti. Cosa diversa dalle grandi che vanno per i playoff: contro le prime sei del girone, rispetto alle rivali coinvolte per la salvezza, il Sorrento è la squadra che ha fatto meglio. Poi dobbiamo migliorare anche in trasferta, magari già domenica a Benevento. Ci serve qualche colpo in esterna. Eppure, più passa il tempo e più trovo analogie con il Sorrento della scorsa stagione. Un anno fa ci salvammo perché vincemmo con le grandi, tipo Gallipoli, Crotone e Perugia mentre con le altre stentavamo a vista d’occhio. In tutto ciò servirebbe anche un po’ di fortuna, anche se sono dell’idea che a fine stagione, episodi favorevoli e sfavorevoli si compensano. Abbiamo perso punti preziosi all’ultimo secondo contro Alessandria, Paganese e Lumezzane ma è pur vero che, in certe occasioni, siamo stati fortunati. Penso alla vittoria con l’Arezzo, coi gol dell’1-0 e del 3-1 segnati dopo pochi secondi dall’avvio di tempo, complici pure gli errori del portiere avversario”.

A proposito delle gare con Alessandria, Paganese e Lumezzane: potevano essere cinque punti, ma n’è arrivato solo uno perché, al 93’, il Sorrento becca sempre gol. E’ solo sfortuna?

“No, è mancanza di concentrazione. Noto troppa ingenuità e non va bene. Da giovane, giocavo a pallone in parrocchia. Ero il più scarso di tutti ma quando stavamo vincendo, a poco dalla fine, sapevo usare il mestiere per difendere il risultato e ci riuscivo. Questa squadra, invece, non lo fa. Ci vuole furbizia e attenzione: le partite finiscono solo al triplice fischio”.

E’ troppo presto per parlare del Sorrento che verrà?

“Dobbiamo salvarci. Non oso neppure pensare ai playout: una lotteria da evitare. Poi, a salvezza ottenuta, penseremo al futuro. Lo faremo con una priorità: allestire una squadra che ci dovrà far stare tutti più tranquilli, per dimenticare le sofferenze di quest’anno. Non abbiamo ancora cominciato ad individuare calciatori da prendere perché siamo tutti concentrati sul presente. Lo faremo con calma”.

Lo dovrà fare prendendo anche un nuovo uomo mercato. Pagni, Di Bari e Lupo: tre ds in un anno e mezzo. E’ quasi una maledizione.

“Non lo capisco: arrivati qui con ottime credenziali, hanno sbagliato in maniera evidente. Il calcio è una cosa molto semplice, non è una scienza così difficile come qualcuno invece cerca di farlo apparire. Mi spiego meglio: anche il tifoso meno affezionato del Sorrento, vedendo una partita al campo Italia quest’anno, è stato in grado di capire subito quali fossero le lacune da colmare. In una società, i risultati positivi dipendono particolarmente dalle capacità dell’allenatore e del direttore sportivo. Se viene allestita una buona squadra, costruita dal ds con risorse economiche adatte e guidata al meglio da un tecnico capace, il bilancio è sano, vengono i risultati e si possono gettare basi importanti per il futuro. E’ questo il mio obiettivo per il Sorrento. Ma prima, pensiamo a salvarci”.

 
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