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TUTTI PAZZI PER PAULINHO "SORRENTO, SEI IL MIO BRASILE"
Per Paulo Sergio Bettanin, in arte il signor Paulinho, sono settimane calde. E anche di profonda gioia. Un particolare che, in verità, per ogni brasiliano che si rispetti è un qualcosa di molto importante. Tutti pazzi per Paulinho: il ragazzo di Caxias do Sul (appena 24 anni) sta trascinando il Sorrento verso la salvezza diretta a suon di gol. Dieci sigilli, solo uno su rigore, il massimo finora nella sua carriera italiana. “Qui a Sorrento – sottolinea Paulinho – mi sento come se fossi a casa da sempre. Avverto una fiducia vera e costante nei miei confronti. Sono approdato, d’altronde, in una città che è esaltata da gente Insomma, in costiera si trova a meraviglia e promette ancora scintille. E pensare che, più o meno fra un paio di mesi, Livorno e Sorrento dovranno sedersi attorno ad un tavolino per risolvere il “rebus” del suo destino. Paulinho è in rossonero in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino. Gli scenari non sono ancora del tutto decifrabili tant’è che lui, interpellato sul particolare e sulle sue volontà, non vuole ancora sbilanciarsi. E glissa. “E’ ancora troppo presto – risponde secco Paulinho – per cominciare a pensare a discorsi del genere. L’unica cosa a cui tengo davvero in questo momento è battere il Foligno e infilare la terza vittoria consecutiva”. Raggiungere quota 32. Sì, perché il Sorrento s’è saputo riprendere alla grande, con orgoglio, dopo un febbraio nero, da censurare. La sconfitta rocambolesca nel derby di Pagani, il pari beffa con il Lumezzane, il tonfo di Benevento: oggi sono tutti ricordi lontani. Negli occhi lampeggia ancora l’impresa “eroica” di Monza. Una rimonta incredibile, da tre punti d’oro, resa possibile da un carattere d’acciaio e pure dalla sua doppietta. “Anche dopo essere andati sotto di due gol dopo pochi minuti – rivela Paulinho –, eravamo comunque consapevoli di poter ribaltare le cose. Siamo un gruppo eccezionale e l’abbiamo dimostrato. Il segreto? Pure chi è andato in panchina ha vissuto la partita da protagonista, incitando gli altri e soffrendo fino all’ultimo secondo. Ora, però, dobbiamo pensare soltanto al Foligno: un altro scontro diretto fondamentale, da cui ottenere altri tre punti”. Vincere significherebbe mettere le mani su una bella fetta di salvezza. Giusto, Paulinho? “No – conclude l’attaccante rossonero – perché mancano ancora otto partite alla fine del campionato e bisogna vivere alla giornata. Dovremo affrontarle come delle finali, con il coltello tra i denti. Certo, la situazione è nettamente migliore rispetto a qualche settimana fa, ma il calcio è imprevedibile. Sarebbe da incoscienti abbassare la guardia adesso. La cosa più importante è conservare la mentalità giusta”. SALVATORE DARE
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11 marzo 2010 |
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In estate Paulinho arrivò in costiera con le credenziali di chi doveva garantire il salto di qualità, in chiave salvezza diretta. Lo fece portandosi addosso anche il “peso” di qualche annata non proprio positiva, tra la serie A assaporata con il Livorno e un modesto campionato in B con il Grosseto. Missione compiuta. L’inserimento in una piazza che, a giusta ragione, lo idolatra un giorno sì e l’altro pure, la conoscenza e la nascita di una grande intesa con Gianni Simonelli, la dirigenza e i compagni. Poi il campo. Avvio “normale”, cancellato però di colpo da una continua e impressionante crescita. Numeri, prestazioni coi fiocchi e gol da applausi.
calda. E che, ai rapporti umani, sa dare un valore che, in effetti, non si può esprimere solo con semplici parole. Tutto ciò influisce positivamente sul rendimento di un calciatore. E’ quello che in fondo, forse, sta capitando anche a me. In termini di gol, non a caso, è la mia migliore stagione da quando gioco in Italia. Ma ora non voglio fermarmi: devo proseguire su questa strada. Sentirsi appagati sarebbe l’errore più grande”.




