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26/03/200
GIULIO RUSSO: IL NOSTRO TRAGUARDO E' VICINO
a cura di Salvatore Dare
Un derby vissuto prima da tifoso e poi da calciatore. “L’attesa la vivo normalmente, anche se la partita la sento un po’ in più anche perché affronto una mia ex squadra”. Per Giulio Russo, “storico” emblema del sodalizio costiero, il confronto con la Juve Stabia ha un valore diverso dal solito. L’ultimo match coi gialloblù, è datato 12 ottobre 2003. Era serie D e finì 2-2: Russo indossava ovviamente la “dieci”. Probabilmente, domenica il metese andrà inizialmente in panchina pronto, se chiamato da Morgia, ad assicurare il proprio contributo di classe e tenacia. Lui non fa una grinza: “Sono sempre a completa disposizione della società e del tecnico – conferma -. Lavoro sodo per dare una mano, aspettando con pazienza che giunga la mia occasione”. La posta in palio manco a dirlo è alta. Nel “clan” rossonero c’è una carica genuina che è animata dalla convinzione che vincere con lo Stabia, chiuderebbe i giochi. “Vincere è fondamentale sia per la classifica ma anche per il morale – afferma Russo -. Facendo tre punti acquisiremmo maggiore convinzione nei nostri mezzi allontanando la zona bassa”. Sul momento e sulle condizioni del Sorrento, Russo è categorico: “Stiamo bene. Ci vuole un ultimo sforzo per raggiungere i fatidici 42 punti. Poi, a salvezza acquisita, potremo anche pensare di divertirci ma ora è presto per parlarne”.

 

Dall’inizio del 2008, i costieri hanno raggranellato un bottino niente male: 14 punti in 9 gare. Un trend notevolmente diverso da quello della prima parte di stagione. “Innanzitutto – spiega l’attaccante –, siamo stati quasi sempre tutti a disposizione eccetto il caso di San Giovanni Valdarno. Comunque c’è da dire che, con una classifica che non esaltante, ci siamo rimboccati le maniche cambiando ritmo in modo palese. Col tempo, abbiamo capito questo campionato nuovo e complicato”. Giulio Russo, con Sibilli, Nicodemo e Marciano, compone il nutrito partito degli ex. Le due stagioni vissute con le vespe, segnarono il primo impatto del trequartista col professionismo. Un’esperienza ondivaga per presenze (13 nel ’99-’00 in C1 e 26 in C2 la stagione dopo, ndr) e reti messe a segno (3, tutte nel ’00-’01, ndr): “Il primo anno – prosegue -, eravamo una grande squadra composta da gente del calibro di Fontana, Fresta, Menolascina, Efficie, De Liguori, Saladino, Fissore e Di Meglio. Dovevamo vincerlo quel campionato, ma andò tutto male e retrocedemmo nel playout con l’Atletico Catania. Io rimasi l’anno successivo, ma una frangia del tifo stabiese non mi trattò benissimo. Comunque, con Cucchi in panca, giocai di più. Facemmo una discreta stagione, facendo bene e salvandoci con l’aggiunta di qualche valido giovane della Berretti come Ambra, Marciano e Gargiulo”. Proprio lo spareggio perso con l’Atletico Catania, per l’allora 23enne Russo, fu un evento negativo ma forgiante, anche sull’aspetto umano. “Nel match giocato all’andata al Cibali perdemmo 3-0. Il presidente Fiore – racconta – ritornò a Castellammare col pullman sociale. Non ci volle a bordo e ci rimase a piedi. Lui era così, amante del calcio e sempre focoso. Una decisione del genere è comprensibile, visto che quella era, sulla carta, una grande Juve Stabia. L’anno dopo, comunque, il presidente si volle scusare per quel gesto che, per me, è ampiamente comprensibile”. Sette giorni dopo, si replicò al Menti. Dopo pochi minuti, Fontana siglò l’1-0 su rigore. Russo, poco dopo, ebbe sui piedi il pallone del potenziale raddoppio ma, a tu per tu con Onorati, spedì la sfera fuori. “Purtroppo sbagliai e ciò mi costrinse a subire le invettive di qualche tifoso che mi additava le colpe della retrocessione”. Simpatico il retroscena sull’ingaggio alle vespe: “La Juve Stabia era in ritiro all’Hotel dei Congressi – rivela – ed io stavo lavorando lì, col campionato di D già finito. Fiore mi aveva già visto all’opera e mi propose il contratto mentre ero in piena attività in albergo. Firmai dopo pochi giorni”.

 

 
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