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IL MEA CULPA DI AGNELLI:
"BISOGNA ESSERE UMILI"
Pare non essere accaduto nulla. O quasi. L’addio un po’ polemico dell’ormai ex direttore sportivo rossonero, Danilo Pagni, non ha fatto registrare scossoni. La contestazione del pubblico (la seconda della stagione dopo quella della trasferta di Gallipoli) nel pari interno col Marcianise, neppure. Compatto sulla figura del tecnico Gianni Simonelli uscito rafforzato dalla crisi con l’annuncio del direttore generale Diodato Scala di una fiducia “incondizionata” della presidenza, il Sorrento pensa solo alla trasferta di Taranto, vero e proprio scontro verità per la salvezza. A partire da lunedì, però, si lavorerà per puntellare la squadra, piazzando qualche colpo e, soprattutto, sfoltendo una rosa formata da ben 26 giocatori. Insomma, per adesso, la truppa di Simonelli è rivolta al rettangolo verde e, non a caso, dovrebbe raggiungere la Puglia con anticipo, già domani pomeriggio. Allo Jacovone sarà dura, difficile. Il Sorrento cercherà di chiudere bene l’anno solare, magari raggiungendo quei 21 punti acciuffati la scorsa stagione al giro di boa. Lo proverà a fare con una formazione quasi sperimentale, perché tra infermeria e giudice sportivo, gli indisponibili sono sette.
Non ci saranno per squalifica i difensori Lo Monaco e Panarelli ed i centrocampisti Fialdini e Strambelli. Out per infortuni pure lo stopper Iorio, il mediano Marciano e l’attaccante Myrtaj. Insomma, bisognerà fare di necessità virtù. E’ di questo parere, anche Cristian Agnelli: “Sarà una partita difficile - esordisce il centrocampista -, molto dura. Il Taranto viene dalla sconfitta di Potenza e, quindi, vorrà riscattarsi a tutti i costi. Noi dobbiamo fare assolutamente risultato. Le assenze? Sono dettagli: è necessario tirarsi fuori da questo brutto momento senza scuse”. A due punti dalla zona playout, il Sorrento ha l’obbligo di cambiare passo. Troppe volte si è invocata la riscossa che poi si è dovuta scontrare con la mancanza di continuità. Troppe volte ci si è aggrappati agli episodi che, seppur abbiano fatto la loro parte, sono forse anche la conseguenza indiretta di una squadra che sembra peccare di personalità. Troppe volte si è dato peso ai curriculum che, invece, in campo si sono finora rivelati tutt’altro che al passo del rendimento preventivato dalla dirigenza: “Continuiamo a dire che siamo forti – riprende Agnelli -, ma questo, adesso, conta relativamente perché l’abbiamo dimostrato a sprazzi. La realtà dice che stiamo attraversando un brutto momento. E’ necessario un bel bagno d’umiltà, a partire da me”. Qualcuno, sostiene che il Sorrento stia pagando sulla propria pelle lo “stupore” per la classifica deficitaria che, a dispetto degli ingenti sacrifici fatti in estate dai presidenti Gambardella e Castellano, è una grande sorpresa. “Può essere – ribatte il centrocampista -. Sicuramente, nessuno s’aspet tava che ad una giornata dalla fine del girone d’andata, ci saremmo ritrovati ad un tiro di schioppo dalla lotta per non retrocedere. Inconsciamente, forse, questo ci pesa, ma dobbiamo darci una svegliata”. Il mea culpa di Agnelli va avanti: “La necessità di fare risultato a tutti i costi ci blocca un po’ - rimarca -. Ecco perché col Marcianise l’avvio di partita non è stato positivo. Eravamo contratti, legati. Nell’intervallo, poi, il mister ha chiesto tranquillità e qualcosa è migliorato: non a caso, abbiamo pareggiato. Avevamo una grande voglia di vincere e qualche decisione arbitrale strana non ci ha aiutato”. Nel mirino rossonero, infatti, è andata anche la direzione di Soricano di Barletta che, proprio in Sorrento-Marcianise, ha fatto l’esordio in Prima Divisione: “Sull’1-1, mi sono ritrovato a tu per tu col portiere – ricorda Agnelli -, ma un difensore ha fermato il controllo di palla con la mano. L’arbitro, però, non ha segnalato nulla, facendo proseguire. Stesso discorso per un fallo da rigore netto commesso ai danni di Biancone. Questo, in una gara tirata, influisce”. Dal suo canto, la tifoseria ha espresso il malumore che da qualche settimana covava sotto la cenere, fischiando la squadra e non la giacchetta nera: “Ma noi diamo tutto, sempre e comunque - taglia corto -. Fin dagli inizi di stagione, non si è mai visto un Sorrento morto o che non ha lottato. La volontà ce la mettiamo, facciamo sacrifici. Ad esempio, contro il Marcianise, io ho finito la partita con qualche sfregio, Iorio si è fatto male al ginocchio e Minadeo si è spaccato la testa in uno scontro di gioco (il difensore ha giocato con un turbante, ndr). Questo – conclude il mediano – fa capire che tutti tengono alla maglia rossonera”.
SALVATORE DARE
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18 dicembre ‘08 |