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IL PROF SIMONELLI TRA...

CATULLO, IL SORRENTO E RIGANO'

Per la laurea in Filosofia, lo chiamano da una vita il “professore”. Rispetto al Gianni Simonelli d’umore nero visto giovedì pomeriggio al Campo Italia, quello andato in scena ieri è un’altra persona in conferenza stampa. Serena, simpatica, serafica ed avvezza a dribblare le questioni citando “Odi et amo” del poeta latino Catullo: una volta su tutte, quando è interpellato sulla contestazione dei tifosi dopo il pari interno col Marcianise (ultras poi incontrati in un faccia a faccia l’altra sera, ndr). “Capita – premette Simonelli -. Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Io odio ed amo il pallone, vi chiederete perché lo faccia: non lo so, ma è così. Ed in questo mondo, certe cose ci stanno e si accettano senza problemi”. E giù risate. Insomma, il tecnico rossonero smorza la tensione che ha accumulato nelle ultime ore. E’ stata sintomatica la partitella infrasettimanale. Sotto la pioggia, Simonelli ha assistito al test dei propri uomini in assoluto silenzio, col fischietto inutilizzato, con le braccia conserte e senza interrompere la seduta, come suo fare, per un consiglio o per una ripetizione di un corner. La lezione del giorno per il Sorrento, in pratica, si è incentrata sulla “comunicazione non verbale” del proprio allenatore. Rispetto alle urla e ai gesti, Simonelli ha preferito far arrivare alla squadra il messaggio in un altro modo. Recenti studi americani, infatti, stabiliscono che l’efficacia della divulgazione di una direttiva, dipendano dalle parole solo per il 7 %.

“Ero molto arrabbiato – riprende Simonelli -, molto amareggiato, molto incazzato. Adesso, lo sono un po’ meno”. Oltre ai risultati negativi del Sorrento, sul suo stato d’animo avrà forse influito la vicenda relativa a Danilo Pagni. L’ex direttore sportivo, dopo il divorzio consensuale con la proprietà, ha colpevolizzato Simonelli per la “mancata valorizzazione di una grande squadra”. I rapporti, tra i due, si erano già incrinati qualche settimana fa. Poi, da voci, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: una disputa verbale alla fine di Sorrento-Marcianise. “Non voglio dichiarare nulla – risponde quasi irritato il tecnico rossonero -. Quello che avevo da dire, ho detto. Non ho avuto modo di proseguire il discorso per circostanze fortuite (Simonelli sembra riferirsi proprio al botta e risposta con Pagni di domenica, ndr). Comunque, basta: sono cose che riguardano chi ha preso la decisione, cioè la società del Sorrento. Il provvedimento l’hanno adottato i dirigenti, non io”. Un divorzio, quello da Pagni, che ha tutti gli indizi di una scelta fatta perché la squadra non è in linea, al momento, con quel che l’ambiente auspicava in estate: “Non credo – dice Simonelli -. Le colpe per i risultati sono anche mie”. E la fiducia incondizionata nei suoi confronti, il professore la commenta così: “Sia chiaro – premette – che anche prima ero molto sereno. E’ certo che mi abbia fatto piacere sentire che la proprietà creda tantissimo in me. Ne sono orgoglioso. Io, dal mio canto, sostengo che sia fondamentale vivere alla giornata, passo per passo”. Ecco, cosa chiede Simonelli al suo Sorrento per la gara di Taranto: “Vorrei maggiore tranquillità. E’ essenziale perché se riavvolgiamo il nastro ed analizziamo il pareggio col Marcianise di domenica scorsa, abbiamo peccato proprio in questo. E sul profilo tecnico, possiamo offrire uno spettacolo migliore. Le sette assenze? Ho ben 26 giocatori: è un numero assolutamente sufficiente per fare la formazione”. A Taranto ritornerà da ex, rimpianto. Sette anni fa, alla guida degli jonici, giunse alla finale playoff per il salto in cadetteria, persa poi col Catania. Con lui, c’era un grande bomber come Riganò, autore di 27 reti in campionato: “Non ne poteva fare uno in più – si chiede sorridendo Simonelli -? All’andata, al Cibali, perdemmo 1-0: se lì avessimo pareggiato, saremmo andati noi in B (il Taranto finì la stagione secondo, ndr) perché allo Jacovone impattammo sullo 0-0. Per me, indubbiamente, è stata un’esperienza importante. Fino al giorno prima del ritorno della finale, ero il migliore allenatore del mondo. Poi… Il calcio è così: odi et amo...”.

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