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CASTELLANO LANCIA L'ALLARME:

IL SORRENTO RISCHIA DI NON ISCRIVERSI

E’ passato un mese dal famoso 29aprile. Ora, al comando, non c’è più la coppia che tanto ha vinto negli ultimi quattro anni. Si è parlato tanto, forse troppo da allora. In un’afosa mattinata di fine maggio, nell’ufficio “storico” della propria azienda, Antonino Castellano ci accoglie come ha sempre fatto con gli amici. Il “tu” è reciproco e, a volte, sembrano contare più gli sguardi che il colloquio. Un colloquio lungo quasi due ore e mezza. Un colloquio senza mezze parole, proprio come quando iniziò la sua avventura. La cordata deve solo fare una chiamata: Castellano più di così, che può fare? Buona lettura…

Per lei, cosa significa essere il presidente del Sorrento?

“Quando dico che il Sorrento è una mia creatura e che l’ho partorita quasi vent’anni fa, la gente ride. Io, però, la vedo così. Il bene e l’affetto che io voglio al Sorrento nessuno se lo può immaginare”.

Presidente, a lei la prima mossa. Che si sente di dire adesso, appena pensa a questa situazione?

“Si parla di una cordata, di tante cose. Sto qui ed attendo. Che si faccia sempre e solo il bene del Sorrento. Se ci fossero interlocutori esterni alla Penisola Sorrentina, cercherò di restare non perché voglia rimanere attaccato ad una poltrona, ma per garantire. Sempre per il bene del Sorrento. Lo ripeto, se davvero uscirà fuori un gruppo costiero voglioso di intervenire, il primo ad esserne contento sarà il sottoscritto. Sia per me, sia per i tifosi, sia per la società. Che sia una cordata seria, non a parole. In diciotto anni, potrei fare un libro sulle persone che a chiacchiere si sono impegnate e che sono venute meno nel momento di fare fatti. Uno dei pochi che non ha venduto fumo e che, nel bene o nel male, anche per il suo carattere è risultato un tifoso ed un innamorato del Sorrento, è Carlo Cuomo. Lui vuole molto bene al Sorrento. Davvero. Gli altri non lo so. Una squadra si ama sia quando si gioca sui campi di polvere e sia quando si calcano stadi da serie A. Attualmente, dato che abbiamo giocato ad Ancona, a Pescara, tutti si sono mostrati vicini. Quando andavamo a Terzigno o quando disputavamo a Terracina, in D, partite casalinghe per l’indisponibilità del Campo Italia, dove era questa gente? Ci sono, ad esempio, dirigenti che dopo vent’anni sono rientrati nei quadri sociali e che ora hanno intenzione di trovare una soluzione alternativa. Benissimo! Che ben venga una strada del genere. Ma basta parole. Voglio fatti”.

Veniamo al dunque. I tifosi auspicano una soluzione sorrentina. La cordata, che esiste, ancora non è uscita allo scoperto. Qual è il suo atteggiamento verso questa pista?

“Non vogliono Tonino (il presidente si rivolge a se stesso, ndr)? Benissimo, non c’è alcun problema. Anzi. Castellano sta fuori. Ne guadagnerei di salute, di famiglia. Spero che si risolva tutto. Bisogna concretizzare, non parlare. Mi auguro che la cordata si faccia! Voglio che si faccia! Per il bene del Sorrento e per il bene mio. Stiamo parlando di voci, ma non vedo ancora nessuno. Ci si deve muovere immediatamente. E’ passato un mese e mezzo e non mi hanno fatto chiudere per nessuna soluzione. C’è gente che vuole sedersi accanto alla bellissima donna che ora ho vicino (il presidente si riferisce al Sorrento, ndr), ma la si deve prima conquistare. Io, tempo fa, l’ho corteggiata e fatta mia. Ora la vogliono loro questa bellissima donna? Benissimo! Ben vengano, ma ad un patto. Che la bellissima donna la portino avanti solidamente. Anche senza di me. E sono ampiamente disponibile a farmi da parte. Non mi vedrete nemmeno al Campo Italia, visto che qualcuno potrebbe pensare che vorrei portar jella. Ricordatevi, però, che io dall’esterno sarò sempre il primo vero tifoso del Sorrento”.

Cosa chiede alla cordata?

“Fare una chiamata, vedersi dal notaio e firmare subito. Immediatamente, anche stasera! Siamo arrivati a fine maggio e niente ancora. I fatti non li vedo! Sono un uomo pratico: vediamoci e firmiamo senza problemi”.

Discorso iscrizione. E’ tutto tranquillo a prescindere da aiuti o stiamo messi maluccio?

“Si rischia. Sia chiaro. Qui si rischia l’iscrizione! Se la bellissima donna (come sopra, ndr) non si dovesse iscrivere al campionato, io a queste persone che mi hanno fatto perdere tempo, non gliela perdonerò affatto. Se non ci si muove, farò nomi e cognomi senza problemi. Mi stavo muovendo per altri circuiti, ma poi mi sono fermato visto che qui, tutti, non volevano forestieri. Attendo. Più giorni passano e più diventa difficile iscrivere il Sorrento in C1. Sono tranquillo, comunque. Io, sia chiaro, non garantisco l’iscrizione. Aspetto la cordata. Si vocifera, si parla. Mi sta bene, ma ora bisogna fare in fretta”.

In diciotto anni l’unico che l’ha “sopportato” per un po’ più di tempo è stato Franco Giglio. Dove è nascosto il segreto?

“In passato qualcuno c’è stato, ma scappava al momento degli esborsi. Non andavano via a causa mia. Sapete cosa capitava? Succedeva che dovevo onorare impegni non presi da me. Discorso Giglio: per me Franco è un fratello. Lui, quando mi presenta a qualcuno, mi definisce fratello maggiore. C’è stima reciproca. Poco tempo fa (il presidente si riferisce alla vicenda Juve Stabia, ndr), si è parlato malissimo della famiglia Giglio. Io l’ho difesa perché non meritava le cattiverie che c’erano in giro. La gente non si deve permettere di fare e dire certe cose. Io e Franco (Giglio, ndr), anche nel lavoro, collaboriamo. Ci confidiamo. Giglio è entrato nel Sorrento per star vicino ad un amico. Invitai Franco (Giglio, ndr) anche per avere un fratello accanto, cosa che non avuto vicino in questi anni. Chiaro? Mi ha fatto male che qualcuno ha tentato di mettere il dito tra noi, ma non c’è riuscito”.

Pensando al mese trascorso dalla conferenza stampa del 29 aprile ad oggi cosa le viene in mente?

“Che si è venduto fumo. Racconto questa notizia: l’estate scorsa la Federalberghi ci aveva promesso un contributo rilevante. E nel Sorrento è entrato Diodato (Scala, ndr) come esponente. A prescindere da questo, lui comunque avrebbe ricoperto il ruolo di direttore generale. La cifra pattuita non è mai arrivata, mentre intanto la sponsorizzazione è circolata ovunque. Siamo arrivati al 29 aprile, dove mi sono scatenato. Del contributo pattuito, nelle casse sociali non è arrivata neppure l’ottava parte”.

Moxedano, Righi…di nero su bianco nemmeno a parlarne.

“Non mi hanno fatto prendere queste persone di fuori, che sono andate via. Nel momento in cui, questi imprenditori, hanno letto sui giornali e sentito che la piazza era contro, hanno tirato i remi in barca. Chi mette capitali in un ambiente avverso?”.

Rispetto a qualche giorno fa, sembra più calmo.

“Mi auguro che la cordata entri e faccia meglio di Tonino (il presidente si riferisce a se stesso, ndr). Poi ne parliamo, un giorno. Se il Sorrento andasse in serie B, io non verrei al campo a festeggiare. Se il Sorrento, come voglio, non muore, non ha senso proseguire a vederlo come se non fosse successo nulla. Celebrerei alla grande, questo sì, ma non dietro al campo (il presidente utilizza quest’espressione tradizionale dei sorrentini sportivi, ndr)”.

In tv a caldo è sembrato scettico sull’azionariato. E’ ancora adesso su questa posizione?

“Sono pratico. Non scettico. Mi ha fatto piacere vedere come è andato avanti, visto che finora è l’unico tentativo per fare qualcosa. E’ una situazione complicata per portarla al termine. Credo a questo progetto importante fatto con amore. Mi auguro che chi abbia sottoscritto, tenga fede all’impegno”.

Per chiudere, facciamoci una risata. E’ più facile risolvere la crisi del Sorrento o, per la “sua” Inter vincere, quasi a cinquant’anni di distanza, la terza Coppa Campioni?

“La seconda, senza ombra di dubbio! La vinciamo, la vinciamo anche senza Mancini!!!”.

Salvatore Dare

Roberto Fiorentino

 
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