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venerdì 10 febbraio 2012
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L'AGGRESSIONE DEL LAMBERTI:

FARIELLO E D'AMICO LASCIANO LA CAVESE

A tre giorni dalla rissa di fine partita andata in scena al Simonetta Lamberti domenica scorsa nella gara disputata e persa per 1 a 0 contro il Sorrento, e che ieri è stata pesantemente sanzionata dal giudice sportivo con importanti multe e squalifiche a società, dirigenti e calciatori, senza però squalificare il campo, arrivano le dimissioni del presidente della Cavese Antonio Fariello e del dirigente Franco D'Amico, inibiti fino alla fine del campionato dalle sedi della Figc, dopo essersi resi protagonisti in negativo della rissa scoppiata in campo. I due dirigenti aquilotti, dei quali ha parlato il presidente Fariello che a tratti si è commosso, hanno chiesto scusa a tutti.

«In merito a questi fattacci che non hanno nulla a che vedere con lo sport – spiega il presidente Antonio Fariello (intervento integrale) nella sede di via Balzico davanti alla stampa convocata alle 16 di oggi per comunicare le proprie dimissioni e quelle del dirigente Franco D’Amico -, il calcio giocato, specialmente da questa società che ha sempre mandato dei messaggi di tranquillità, stemperando sempre gli atteggiamenti poco leali sia da parte di avversari che dalla nostra tifoseria, non dovevamo per nulla consentirceli e permetterceli di compiere. Chiedo scusa a voi della stampa per il gesto inqualificabile di domenica, alla tifoseria che sinceramente e sicuramente crede tanto in questa società che nostro malgrado abbiamo deluso. Chiedo scusa ai giocatori che con il nostro gesto sconsiderato, sono andati anche essi sulle pagine dei rotocalchi sportivi e chiedo scusa alla società che con questa dirigenza, tramite un nostro atteggiamento non sportivo, anche se venuto da qualche provocazione che non ha nessuna giustificazione, ci ha rimesso.

Purtroppo, è uscito fuori l’essere poco sportivo. Quella sportività che noi abbiamo sempre cercato di inculcare, parlo di me e di Franco, da quando quattro anni fa abbiamo rilevato questa società dal baratro, per la passione, l’attaccamento alla maglia che abbiamo. Purtroppo quella stessa passione è uscita fuori nel modo sbagliato dopo la sconfitta subita con il Sorrento. Domenica è uscito il peggio della passione, mentre quattro anni fa si vide il meglio. Si vide la voglia di fare qualcosa per Cava de’Tirreni e per l’amore di quella maglia blu foncé. Da queste differenze della stessa passione spiegherò perché un presidente deve abdicare. Devono abdicare il presidente e il dirigente D’amico, perché essere tifosi è bello, è un vantaggio, ma se non si reprimono determinati impulsi diventa uno svantaggio. Per evitare questo svantaggio è giusto che io e D’Amico ci mettiamo da parte.

Spero che il messaggio arrivi agli amici del Sorrento. Chiedo scusa a loro, alla dirigenza del Sorrento, alla tifoseria, sia quella al seguito che quella rimasta a Sorrento. Abbiamo dato un’immagine non piacevole di Cava de’Tirreni. Cava non è questa. Mi preme sottolinearlo, con tutte le accuse che qui dobbiamo prenderci. Cava de’Tirreni è la culla della civiltà. Lo stavamo dimostrando, l’ho abbiamo dimostrato, però questo fallo, questa caduta ha fatto si che rovinasse questa situazione.

Vi posso garantire che sono stati quattro anni bellissimi, nei quali sicuramente non abbiamo risparmiato nulla di quello che noi ci sentivamo e potevamo dare. Quattro anni dei quali voglio ringraziare il pubblico di Cava, che prettamente nei miei confronti, si è rivolto sempre con parole buone. Di questo ringrazio anche voi della stampa, e scusatemi se in qualche frangente c’è stata una situazione poco piacevole.
Con grande sincerità posso dirvi che il mio lavoro di presidente è stato sempre svolto in funzione del bene della città e di questa maglietta. Da queste considerazioni è giusto che noi ci facciamo da parte. Anche tutti quei messaggi, soprattutto quelli negativi (riferendosi anche agli sms dei tifosi inviati ad una trasmissione televisiva settimanale sulla Cavese), mi hanno indotto a riflettere e prendere questa decisione. Non si rappresenta una città in questo modo, perché io ho sempre detto che quando gioca la Cavese calcio sia in casa che fuori, in quei luoghi rappresenta la città di Cava de’Tirreni. E queste mie esortazioni, che facevo agli altri, non sono state rispettate proprio da me e quindi, vi chiedo scusa. Chiedo scusa a Myrtaj e al buon Nicodemo che purtroppo ne hanno subito le conseguenze.

Concludo e vi prego di sottolineare questo. Io devo chiedere scusa a tutti quei ragazzi, quei ragazzini che vedono la Cavese calcio, la seguono con passione, e vedono in me l’insieme dell’idolo, il presidente, il tifoso. Io devo chiedere scusa. Non è quello il calcio che il presidente, e sicuramente anche il dirigente D’Amico, volevano darvi come insegnamento. Non è quello il modo di rapportarsi anche se dopo una provocazione subita. Non era quella la reazione da avere dopo l’amarezza di una sconfitta subita, con le pressioni alte perché si giocava in casa e alimentate anche dalla prima sconfitta. Sono tutte banalità e non è mio costume vivere in questo modo arrampicandomi su futili pretesti. Ho sbagliato, è giusto che paghi e chiedo scusa a questi giovani che si apprestano allo sport del calcio. Il calcio è un’altra cosa.

Anche noi quando abbiamo vinto e con fortuna in altre partite disputate, non abbiamo subito quella pressione che ha subito la squadra del Sorrento. Però credetemi, non sono pazzo, così come dice la canzone di Pino Daniele messa su un sito, perché pure a Crotone abbiamo perso al 95’ e non ho aggrediti nessuno, né ho tastato la nuca di qualcuno. Credetemi è stata una violenza che è scoppiata quando mi è stata rivolta una frase che mi ha sconvolto, e mi ha fatto partire con la “brocca”. Di questo mi devo scusare con i giovani e con i ragazzi della curva: non prendete questo esempio. Questo è l’esempio più sbagliato per chi vuole crescere nel calcio.

Spero e sono convinto e sicuro, che la città di Cava de’Tirreni deve sempre crescere e di più nel calcio.

Grazie per questi quattro anni, bellissimi, anche con la collaborazione di Nicola Dionisio, Brunetti, e dei soci che mi hanno dato carta bianca, dandomi una carica e un posto privilegiati in questa società. Chiedo scusa se io e D’Amico abbiamo tradito i loro ideali, la loro immagine, ma è scaturito da una passione, probabilmente, sicuramente sconsiderata, ma non per voler fare del male alla Cavese. La nostra è stata, ed è, solo passione. Io e D’amico rimarremo i primi tifosi della Cavese calcio».

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