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QUALCOSA E' CAMBIATO...
E’ l’ora della pennichella. Il sole picchia sull’asfalto come un flagello. L’arrogante calura avvolge una città che riposa. Le vie sono deserte. Le tradizionali botteghe artigiane del centro storico, hanno la serranda abbassata. C’è chi preferisce trascorrere due ore al mare nel consueto break di metà giornata. C’è chi, invece, sceglie la clausura tra le mura di casa fidandosi del buon condizionatore. Qualcun altro, sorseggiando al bar un drink ghiacciato, vola con la mente da tutt’altra parte. La quiete di una costiera che si concede con orgoglio ai profumi dell’estate, circonda un manipolo di uomini nuovi. Un gruppo tutto da agglomerare. In punta di piedi e senza proclami, il Sorrento si è ritrovato dopo molti annunci, sopite crisi societarie ed inaspettate conclusioni. E’ una stagione diversa ma che, sottovoce, già fa trasparire insolite voglie e qualche pensiero stupendo. A quasi tre mesi da una conferenza stampa che, ora, risuona come una simpatica burla, è scattata, in punta di piedi, l’operazione Avezzano.
SI PARTE A dominare la scena, c’è Gianni Simonelli. I più giovani, intimiditi, lo guardano con apparente timore. I senatori, invece, preferiscono ingannare l’attesa della partenza con qualche chiacchiera di routine. Alla spicciolata, arrivano tutti in polo nera e pantaloncino bianco. Tanti i volti nuovi, pochi quelli “vecchi”. La bandiera mai ammainata, Gigi Pezzella, è il simbolo di uno sconvolgimento che, comunque, non ha intaccato i dogmi rossoneri. Come diciotto anni fa, c’è Castellano. Come vent’anni fa, c’è Diodato Scala. La rivoluzione tecnico-dirigenziale, però, è ancora in work in progress. Giglio, Amodio e tanti altri, difatti, hanno preferito altre strade. Un’opzione più che attuale per il grande assente: Donovan Maury. E’ fuori Campania, alla ricerca di un porto dove attraccare (Ancona?). Ma a Via Califano si pensa solo al futuro. Pagni, inaspettatamente, non c’è: è al lavoro col cellulare. La squadra necessita ancora di qualche ritocco che ben presto raggiungerà Avezzano. All’esterno della curva Nord, a far da capannello al gruppo pronto a salire sul pullman, c’è il classico consesso. La gente è poca, ma speranzosa. Castellano si ripara dal caldo sotto un pino marittimo, mentre il dg Scala mette a punto gli ultimi dettagli della sistemazione delle coppie in albergo. L’emozione c’è e si legge negli occhi di chi, come il sorrentino Federico Cuomo (classe 1990), ha saputo di essere convocato per il ritiro solo la sera precedente. Il più adocchiato, comunque, è Ripa. Il bomber sorride convinto. Il berretto bianco da rapper, gli copre una testa che pare aver smesso di pensare ad una cessione. Maiorano e Giampaolo, a braccetto, ufficializzano il primo duo della stagione. Biancone, invece, per gravi problemi personali, ha ottenuto il permesso di aggregarsi lunedì mattina. Alle 14.53, il familiare torpedone grigio chiaro, si riempie e va via spedito dopo saluti, convenevoli e pacche sulle spalle. Il segno dell’attesa rinascita è evidente. Qualche commento stupito, sull’inaspettato esito, così roseo, di una querelle che ha vissuto troppe ore su quote, cordate e presidenze, arriva forte e chiaro: “E chi se l’aspettava…” mormora un navigato luogotenente del Campo Italia.
IL MERCATO Il palato della gente è esultante, ma non ancora appagato. A tenere banco, più di prima, è il mercato. La campagna acquisti riecheggia come un potente antibiotico che, finalmente, ha fatto effetto ad un malato che ha rischiato di sparire. Quanti malumori, quanti addii. Una sorta di diaspora: “Beh, in parte è vero – conferma Simonelli -. L’avvio della campagna di rafforzamento, ha registrato alcune partenze, ma gli ultimi giorni sono stati intensissimi. E’ arrivata gente utile, di qualità, di categoria. Personalmente, sono molto soddisfatto. La società ha svolto un lavoro egregio”. Altri colpi, comunque, sono dietro l’angolo: “Probabile – incalza il professore -, ma quest’aspetto non è così impellente come la necessità di conoscersi, di capire di cosa ha ancora bisogno questa rosa e di quali eventuali interventi si dovranno porre in essere”.
GLI AUSPICI E LA TATTICA Guai, però, a parlare di piazzamenti. Guai ad ammettere che ci si può divertire: “Obiettivi? Come ogni calciofilo, vorrei vincere tutte le partite, senza pareggiarne una – dribbla Simonelli -. So bene, però, che è impossibile. Il tarlo che mi accompagna non è quello dei risultati. Sono concentrato solo sul primo allenamento della stagione in programma domattina (stamane per chi legge, ndr)”. Parlando di campo, si scivola inequivocabilmente in discorsi tattici. In tal senso, l’arrivo di un fantasista come Giampaolo propone una gustosa variante al canonico 4-4-2 adottato dal professore di Saviano che, comunque, non si sbottona: “Vedremo – spiega -. Di certo, dovremmo partire così. Giampaolo, come gli altri, ha delle caratteristiche che ci offrono soluzioni diverse. E’ un attaccante, poi lascio ad altri le definizioni delle sfaccettature”. Ieratico. L’aria di filosofo la si scorge da un miglio.
SALVATORE DARE
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17 luglio ‘08 |