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LA METAMORFOSI TATTICA DEL PROF
IERI. Simonelli, in estate, ha proseguito col 3-5-2 con cui ha ottenuto salvezza e coppa Italia. Idea giusta, ma ostruita in partenza dal mercato del ds Di Bari che ha confezionato una squadra incompleta. L’ha detto il campo, con esiti altalenanti, fino alle dimissioni del prof. Difesa a tre, spesso a cinque. Gli esterni, Vanin a destra e uno tra Angeli e Silvestri a sinistra, incaricati di coprire e spingere. Ma è in mezzo che Simonelli si è arrangiato, affiancando a Nicodemo due cursori rivisti in centrocampisti: Esposito o Arcidiacono con Fialdini. In attacco, Paulinho da seconda punta vicino a Myrtaj o Pignalosa. Un 3-5-2 equilibrato, ma difettoso dalla cintola in su. Da allora, però, di acqua sotto i ponti ne è passata. Ed oggi il Sorrento è più quadrato. Simonelli ha trovato la soluzione migliore alle corde della sua squadra, intanto completata con gli innesti giusti, senza mettere in cantuccio le novità dell’interregno Novelli. OGGI. Subentrato al prof, Novelli ha puntato sul 4-2-3-1, per ovviare a mercato chiuso alle carenze strutturali della squadra. In parte ci è riuscito: risposte positive dal gioco, ma non dai risultati. Il ritorno di Simonelli si è subito contraddistinto dall’umiltà: non ha accantonato il lavoro di Novelli, ma l’ha rifinito. Il Sorrento ne è uscito fuori solido, profondamente diverso da quello di fine estate: l’attuale 4-2-3-1 accorpa al meglio le qualità della squadra. Il mercato, poi, ha messo a posto tante cose. Ora il prof ha un centrocampo completo, con Niang e Raggio Garibaldi in più. Dispone di Masiero come vice Vanin (tornato terzino) e di Carlini e Coresi, con il “recupero” di Fialdini (accantonato da Novelli), per il cast di supporto alla punta. Senza dimenticare Paulinho che, da trequartista, rende meglio perché tocca più palloni. Ci mancherebbe solo un altro attaccante, con Myrtaj e Pignalosa. Ormai, però, è storia vecchia. |
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Cambiare. Il Sorrento l’ha fatto tanto, non solo nei protagonisti. Rivoluzioni, variazioni. A partire dall’assetto, sfociato nel 4-2-3-1 dopo l’era del 3-5-2. Una metamorfosi complessa, ma che ora propone un modulo, il 4-2-3-1, che la squadra ha assimilato nei dettagli. E’ l’ideale perché sfrutta a dovere ogni fonte d’energia che questo Sorrento ha nel motore. Un punto fermo determinante nel rush finale per la salvezza.




